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  • Lombardia, Alparone (vicepresidente Regione): “Pa ha bisogno di competenze ingegneri”

    Lombardia, Alparone (vicepresidente Regione): “Pa ha bisogno di competenze ingegneri”

    (Adnkronos) – “L’ingegnere ha quel tipo di competenza che serve a fare servizio pubblico: oggi ne abbiamo davvero bisogno, in un momento di profonda trasformazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione”. Ad affermarlo Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio di Regione Lombardia, durante il convegno ‘Stati generali delle ingegnerie – Innovazioni per un futuro comune’, in corso all’Acquario civico di Milano.  

    Il tema dell’incontro è proprio il ruolo degli ingegneri di fronte alle grandi sfide globali: “Penso che il valore dell’Ordine sia prima di tutto quello di tenere assieme delle competenze e di far sì che quelle competenze diventino un valore per il singolo all’interno di una collettività”, è l’opinione di Alparone. Se “il fine è quello di semplificare, di aumentare la trasparenza e soprattutto l’efficienza della pubblica amministrazione”, le competenze costituiscono uno “strumento di competitività per un territorio. Abbiamo bisogno di riconoscerle, attrarle e trattenerle: l’ecosistema lombardo sicuramente attrae”, ha continuato l’assessore, “perché ha un sistema della formazione che attrae; trattenerle è molto più difficile, ma se noi non le tratteniamo non sviluppiamo l’economia sociale di quelle competenze”. Del resto, “se un giovane ingegnere va all’estero anziché rimanere nella sua città, non potrà mettere le sue competenze a disposizione del territorio”.  

    Alparone ha poi concluso il suo intervento con un messaggio: “Lavoriamo insieme per mettere al centro quel modello di coesione sociale che ha fatto della Lombardia quello che è oggi e che deve continuare a essere, perché se si ferma la locomotiva Lombardia si fermano tutti gli altri vagoni. Dobbiamo provare a vivere questa transizione, che spesso chiamiamo ecologica e digitale, ma che secondo me è soprattutto di carattere culturale: ognuno di noi deve fare un pezzo per la tenuta del sistema Paese”. 

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    economia

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  • Encefalopatia epatica, al via campagna per riconoscerla prima

    Encefalopatia epatica, al via campagna per riconoscerla prima

    (Adnkronos) – Confusione, disorientamento, sonnolenza, cambiamenti di umore, difficoltà di concentrazione e memoria, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a coma e danni neurologici permanenti: sono i sintomi di grave impatto sulla vita quotidiana dell’encefalopatia epatica (Ee), la seconda manifestazione più grave e frequente della cirrosi scompensata, dopo l’ascite, con il 30-45% dei pazienti cirrotici che sviluppa almeno un episodio. Una complicanza a elevata complessità clinica, andamento cronico recidivante, sottodiagnosticata o riconosciuta tardivamente, causata dall’incapacità del fegato di eliminare tossine, come l’ammoniaca, che si accumulano nell’organismo e raggiungono il cervello. Dopo un primo episodio il rischio di recidiva a 1 anno è del 40% e la sopravvivenza fortemente compromessa. L’Ee è responsabile di 10.000-14.000 ricoveri ordinari l’anno con costi complessivi di gestione ospedaliera che assorbono oltre 200 milioni l’anno di risorse pubbliche. L’encefalopatia epatica, gravata da una carenza di diagnosi precoce, da un significativo sommerso clinico e dalle fragilità del continuum di cura nella fase di post-dimissione, con evidenti criticità in termini di appropriatezza e aderenza terapeutica, rappresenta una priorità. Eppure, ad oggi questa grave sindrome continua a essere gestita solo come evento acuto in emergenza, vittima di limiti clinici, strutturali e organizzativi. E’ il quadro tracciato dai promotori di una campagna sull’Ee. 

    Per rendere ‘visibile’ e riconoscibile questa seria condizione, difficile da individuare nelle fasi iniziali, è stata presentata a Roma ‘Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?’, campagna promossa da Alfasigma in collaborazione con Associazione EpaC Ets e con i patrocini di Aigo – Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf – Associazione italiana per lo studio del fegato, Cleo – Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi – Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg – Società italiana di medicina generale e delle cure primarie. Dal momento che l’Ee, per le sue caratteristiche fisiopatologiche, le criticità del percorso di cura e i tanti bisogni assistenziali dei pazienti fragili, rappresenta un paradigma della cronicità, l’iniziativa – spiega una nota – vuole essere un richiamo forte a guardare ‘oltre il sintomo’ e non banalizzare i segnali della complicanza, a rafforzare la centralità della persona, a sostenere pazienti e caregiver, attraverso un sito web dedicato (www.encefalopatiaepatica.it), strumenti di patient empowerment come opuscoli informativi e pillole formative, eventi istituzionali regionali e una ‘caregiver academy’. 

    “Il valore della campagna ‘Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?’ sta nel voler enfatizzare la persona ponendola al centro di un percorso di presa in carico globale, costruire intorno alla persona/paziente un supporto concreto attraverso l’integrazione ospedale-territorio, ma più ancora una consapevolezza a riconoscere la patologia, a non banalizzare i segnali che nelle fasi iniziali possono essere sfumati e costruire una rete attorno ai molteplici bisogni clinici e di vita quotidiana – afferma Massimiliano Conforti, presidente EpaC Ets – Le evidenze dimostrano che circa il 20% dei pazienti con epatopatia cronica avanzata necessita di un’assistenza continuativa: pertanto, diventa indispensabile riconoscere il ruolo strategico del caregiver, che a sua volta andrebbe supportato da un care manager, una figura intermedia tra i medici curanti e il paziente, alla quale il caregiver può rivolgersi nella fase di post-dimissione. In questo modo si ridurrebbero gli accessi al pronto soccorso e si migliorerebbe la qualità di vita del paziente, che spesso è una persona anziana”. 

    La diagnosi di Ee avviene quasi sempre nelle fasi manifeste, generando un ‘effetto domino’ che produce devastanti ricadute cliniche ed economiche, sottolineano gli esperti. Raggiungere il paziente prima dello scompenso, attraverso una diagnosi tempestiva e l’identificazione del sommerso, è la leva strategica per spostare il baricentro da una gestione dell’episodio acuto in emergenza a una logica di presa in carico precoce e continuativa per trasformare una condizione ad alto tasso di recidive in una cronicità gestibile, in cui la prevenzione secondaria è cruciale. “Il ritardo diagnostico dell’encefalopatia epatica ha un peso significativo; il punto critico sta nel fatto che molti pazienti non arrivano alla diagnosi quando compaiono i primi segni, ma quando sviluppano l’encefalopatia clinicamente manifesta – dice Giacomo Germani, segretario Aisf – Se l’encefalopatia non viene diagnosticata precocemente, si rischia di arrivare a un punto in cui il paziente è gestibile solo in ospedale, e gli studi evidenziano che dopo un primo ricovero circa il 40% dei pazienti va incontro a una riospedalizzazione. Oggi abbiamo una serie di strumenti disponibili e validati da un punto di vista scientifico, il cui utilizzo congiunto deve permetterci di intercettare una quota significativa di pazienti con encefalopatia epatica non diagnosticata e agire preventivamente affinché non diventi conclamata”. 

    Il momento di maggiore fragilità di sistema, dove la tenuta del continuum di cura è messa a dura prova e il paziente spesso si perde – si evidenzia nella nota – è quello del post-dimissione, quando la persona torna a casa e vengono meno sia terapie adeguate già al momento di lasciare l’ospedale, sia il follow-up ravvicinato a partire dalle prime settimane, che il coordinamento tra ospedale e territorio. In questa fase il rischio di isolamento, recidive e riospedalizzazioni è molto alto. “Certamente il confine ospedale-territorio e territorio-ospedale è da presidiare con grande attenzione. La medicina interna, essendo una disciplina ospedaliera, ha un volume di quasi 1 milione di ricoveri l’anno ed è particolarmente attenta a questo passaggio; soprattutto per i pazienti che presentano una o più cronicità, questa attenzione speciale è ancora più importante – interviene Andrea Montagnani, presidente nazionale Fadoi – Nel caso del paziente con Ee l’attenzione deve essere ancora più stringente, in quanto una transizione appropriata dall’ospedale al territorio può ridurre le ricadute di questa complicanza. Perché questo avvenga, è necessaria una stretta sinergia e un dialogo tra la medicina internistica dell’ospedale e la medicina generale del territorio, che deve seguire il paziente dopo la dimissione in tutte le possibili criticità del percorso di cura e i suoi bisogni clinici, ma anche nell’eventuale evoluzione della patologia e nel contesto sociale in cui vive”. 

    L’efficace presa in carico del paziente con encefalopatia epatica – viene rimarcarto – deve avvalersi di un modello a rete integrata e multidisciplinare: la complessità del quadro clinico richiede l’attivazione sinergica di diverse figure professionali, tra cui nodale la necessaria collaborazione bidirezionale tra il medico di medicina generale (territorio) e la medicina specialistica (ospedale). “Il medico di medicina generale è una figura professionale centrale e determinante quando compare un sintomo o un segno che possono indurre un sospetto di encefalopatia epatica – commenta Ignazio Grattagliano, vicepresidente nazionale Simg – Il medico deve ‘fermare il tempo’, nel senso che deve riesaminare tutta la situazione generale e sottoporre il paziente a ulteriori accertamenti di laboratorio per valutare la presenza o meno di squilibri elettrolitici. Poi, attraverso precise domande al caregiver sulle condizioni del paziente, il Mmg deve arrivare a un nuovo inquadramento della patologia, per prendere in considerazione tutte le possibili cause che stanno facendo precipitare la situazione verso un’encefalopatia epatica e, se il sospetto viene confermato, inviare subito il paziente all’internista ospedaliero. E’ questo il momento in cui si verifica l’aggancio alla medicina specialistica da parte della medicina territoriale, per una valutazione più approfondita di un paziente che diventa sempre più complesso”. 

    La malattia come conseguenza di una cirrosi scompensata, osservano i promotori della campagna, non può essere intercettata solo quando diventa emergenza: in questo senso è fondamentale il coinvolgimento sul territorio dei Mmg. Fondamentale, inoltre, una programmazione chiara, che consenta ai clinici di arrivare prima. E’ quanto si propone il Policy paper presentato durante l’evento istituzionale. “Le istituzioni devono prestare la massima attenzione a patologie complesse come gli stati avanzati di cirrosi e l’insufficienza epatica, rafforzando la capacità del Ssn di intervenire prima fuori dall’ospedale e poi dentro l’ospedale – afferma il senatore Guido Quintino Liris, componente V Commissione Bilancio del Senato – Servono organizzazione, assistenza domiciliare, collegamento tra medici di medicina generale e specialisti, coinvolgimento del personale sanitario e supporto concreto ai caregiver e alle famiglie. Oggi diagnosi e terapie consentono di gestire meglio queste patologie, ma è centrale costruire percorsi chiari, protocolli condivisi e una presa in carico continua del paziente, dal territorio fino alle strutture ospedaliere”. 

    Il documento – dettaglia la nota – è il risultato di un confronto che ha coinvolto istituzioni nazionali e regionali, clinici, società scientifiche, associazioni dei pazienti ed economisti sanitari. Politici ed esperti, riuniti in 3 gruppi di lavoro, hanno analizzato evidenze cliniche ed esperienze organizzative, individuando le principali criticità della presa in carico del paziente con Ee. Ne sono emerse 6 priorità operative, replicabili nei diversi contesti regionali: 1) Promuovere il riconoscimento istituzionale dell’area delle malattie epatiche attraverso l’attivazione di un Piano nazionale e l’inclusione nei Lea di percorsi e standard uniformi, sviluppando e rendendo operativi Pdta specifici per la cirrosi e l’encefalopatia epatica, per garantire continuità, appropriatezza e omogeneità delle cure sul territorio nazionale; 2) Integrare strumenti come lo score Fib-4 per l’identificazione precoce dei pazienti a rischio e l’emersione del sommerso, rafforzando al contempo la prevenzione secondaria nei pazienti già diagnosticati per ridurre recidive e riospedalizzazioni; 3) Potenziare l’integrazione ospedale-territorio attraverso modelli Hub&Spoke, per assicurare continuità assistenziale e presa in carico multidisciplinare; 4) Valorizzare il ruolo del caregiver, promuovendone formazione e riconoscimento come parte attiva nel percorso di cura; 5) Garantire continuità terapeutica e aderenza, riducendo le barriere logistiche e favorendo modelli di distribuzione dei farmaci più vicini al domicilio, anche tramite Dpc; 6) Migliorare il post-dimissione con una regia chiara e condivisa tra i diversi attori del sistema, per ridurre discontinuità assistenziale, migliorare l’aderenza e limitare riospedalizzazioni potenzialmente evitabili.  

    Secondo Emanuele Monti, presidente Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia, Regione Lombardia, “per rendere più efficace la presa in carico dell’encefalopatia epatica serve passare da interventi episodici a percorsi strutturati, capaci di intercettare prima il sommerso e garantire continuità nel post-dimissione, con un sostegno reale a famiglie e caregiver. La differenza la fanno azioni concrete e tempestive: percorsi e Pdta aggiornati, reti integrate ospedale-territorio, tavoli tecnici e indicatori che consentano di misurare l’impatto e ridurre le disuguaglianze tra territori. Il raccordo con il livello nazionale è decisivo per accelerare l’adozione di standard comuni, mantenendo al tempo stesso l’aderenza alle specificità regionali. In questa prospettiva, la Lombardia è pronta a fare la propria parte anche valorizzando iniziative di awareness e patient activation come la campagna presentata oggi”. Tutto questo finalizzato a garantire continuità, accesso e aderenza terapeutica, migliorare il post-dimissione e gli esiti clinici, abbattere i costi. 

    “La campagna ‘RiEEsci a vederla?’ è per Alfasigma un’esperienza positiva perché ci ha permesso di collaborare con l’organizzazione dei pazienti in un’ottica di partnership e di co-creazione di contenuti, strumenti e servizi – dichiara Stefania Bassanini, VP, Medical Affairs, Alfasigma Italia – Il progetto è basato sulla volontà di offrire a pazienti e caregiver strumenti che ne migliorino la consapevolezza nella gestione della malattia e l’aderenza al proprio percorso di cura, che sono la chiave di volta della prevenzione dell’encefalopatia epatica, una condizione che se non viene adeguatamente trattata può determinare esiti fatali. Crediamo molto nell’health literacy, che è una risorsa fondamentale per il paziente cronico, e la nostra campagna offrirà a pazienti e caregiver momenti formativi sul territorio, in cui grazie alla collaborazione con l’associazione EpaC e con i clinici offriremo informazioni sulla patologia e su tutti gli aspetti legati alla migliore gestione della stessa: dal counseling nutrizionale fino all’elenco ragionato dei sintomi da monitorare per evitare ricadute pericolose per il paziente”. 

    Con il supporto a questa iniziativa – conclude la nota – Alfasigma rinnova il proprio impegno al fianco dei pazienti, dei caregiver e della comunità medico-scientifica, confermando la centralità dell’area gastroenterologica nel proprio percorso di sviluppo e innovazione. Un impegno che si riflette anche nei recenti investimenti annunciati negli stabilimenti produttivi di Pomezia e Alanno, a sostegno della crescita industriale e della capacità di rispondere ai bisogni di salute dei pazienti. 

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    cronaca

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  • Porti, Basso (Pd): “Riforma necessaria ma evitare centralizzazione”

    Porti, Basso (Pd): “Riforma necessaria ma evitare centralizzazione”

    (Adnkronos) – “Serve coordinamento nazionale senza perdere autonomia e rapidità delle Autorità portuali. L’Italia ha bisogno di rinnovare la portualità, ma bisogna farlo con grande attenzione perché le decisioni prese oggi avranno effetti per i prossimi decenni”. Lo ha dichiarato Lorenzo Basso, vicepresidente della VIII Commissione del Senato ed esponente del Partito Democratico, a margine dell’assemblea pubblica di Assiterminal a Roma, commentando il percorso di riforma del sistema portuale italiano. 

    Secondo Basso, il settore attraversa “una fase critica del traffico portuale internazionale”, legata “alle grandi questioni geopolitiche che conosciamo”, in un momento reso ancora più delicato dall’avvio del dibattito parlamentare sulla riforma della portualità, “a oltre trent’anni dalla riforma del 1994”. Il senatore dem ha spiegato di condividere “la necessità di una riforma”, sottolineando come “il mondo sia cambiato negli ultimi trent’anni” e come sia necessario “un coordinamento centrale”. 

    Tuttavia, Basso ha messo in guardia dal rischio di una eccessiva centralizzazione. “Non possiamo perdere quelle che sono state le grandi conquiste della riforma del ’94: Autorità portuali in grado di decidere rapidamente e con autonomia. Dobbiamo avere coordinamento – ha concluso – ma senza rischiare una centralizzazione che per molti decenni ha bloccato il nostro Paese”. 

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    economia

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  • Stupro Capodanno, imputato condannato a 6 anni e mezzo in appello: “Fu violenza di gruppo”

    (Adnkronos) –
    Condannato a 6 anni e mezzo Patrizio Ranieri, imputato nel processo per lo stupro di una ragazza di 16 anni avvenuto in una villa a Roma, nel quartiere Primavalle, la notte di Capodanno del 2020. Oggi, mercoledì 13 maggio, i giudici della Terza sezione della Corte d’appello di Roma hanno aumentato la pena dai 5 anni e mezzo inflitti dal tribunale nel dicembre del 2024 a 6 anni e mezzo anche per il reato di violenza sessuale di gruppo che non era stato riconosciuto in primo grado.  

    Secondo l’accusa, Ranieri e altri ragazzi, alcuni minorenni all’epoca dei fatti, avrebbero compiuto abusi sulla 16enne approfittando del suo stato di incoscienza dovuto all’assunzione di alcol e droghe. “Hanno trattato la vittima come una bambola di pezza”, ha detto la rappresentante della procura generale nel corso della requisitoria in cui ha chiesto l’accoglimento del ricorso del pm e il rigetto di quello dell’imputato, “il ragazzo era maggiorenne e non ha avuto il minimo di pietà, ha approfittato della fiducia della giovane. La sentenza impugnata sembra scritta nel 1960”.  

    Per questa vicenda due minorenni sono già sotto processo mentre per un altro maggiorenne i pm hanno chiesto il processo. 

     

    “Questa pronuncia della Corte d’Appello valorizza giustamente la dinamica concreta dei fatti, il materiale probatorio e la posizione di assoluta vulnerabilità in cui la vittima, che aveva 16 anni al momento del fatto, ubriaca e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, si è venuta a trovare. Leggeremo le motivazioni, ma reputo importante questa sentenza”, afferma all’Adnkronos l’avvocata Licia D’Amico, legale di parte civile. 

    “Questa sentenza di oggi ci conforta perché non soltanto in linea con la giurisprudenza dominante affermata dalla Corte di Cassazione, ma tiene conto del fatto che su questa ragazzina si sono accaniti contemporaneamente uno dietro l’altro più soggetti”, aggiunge l’avvocata D’Amico, “riconoscendo, come invece non era avvenuto in primo grado, che è stato uno stupro di gruppo. Quindi, come difensore della parte civile naturalmente saluto con soddisfazione la modifica di questa parte della sentenza di primo grado: una sentenza che come ha ridetto oggi la rappresentate della procura generale nemmeno negli anni ‘60. Ritengo che la sanzione penale applicata oggi sia ancora una sanzione troppo lieve rispetto alla gravità del fatto, ma certamente mi conforta un’affermazione a tutela della vittima di stupro di gruppo, quale è quella che la Corte di Appello ha fatto”. 

     

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    cronaca

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  • Rebuild 2026, Panarari (Unimore): “L’abitare è al centro delle nuove relazioni sociali”

    Rebuild 2026, Panarari (Unimore): “L’abitare è al centro delle nuove relazioni sociali”

    (Adnkronos) – “Un evento come Rebuild è particolarmente stimolante e interessante, soprattutto per chi, come me, viene dall’accademia e dal mondo della ricerca. È un modo di entrare all’interno dei processi economici, le relazioni dirette tra gli attori della nostra società in un settore fondamentale come quello dell’abitare, del costruire e dunque anche del dare vita a relazioni sociali attraverso il tessuto abitativo e quella fondamentale dimensione del legame sociale che è trovare case e luoghi abitabili per le persone”. E’ quanto affermato da Massimiliano Panarari, professore presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in occasione della dodicesima edizione di Rebuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni in corso al Centro congressi di Riva del Garda (Tn). 

    “Il mio intervento, nel corso di queste giornate, è stato caratterizzato da un tentativo di sviluppare riflessioni sociologiche rispetto all’abitare, alla casa, ai nuovi bisogni e alle domande sociali che la caratterizzano”, conclude. 

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    economia

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  • Rebuild 2026, Vecci (Near): “Rigenerazione urbana e housing accessibile, servono regole stabili e tempi certi”

    Rebuild 2026, Vecci (Near): “Rigenerazione urbana e housing accessibile, servono regole stabili e tempi certi”

    (Adnkronos) – I progetti di rigenerazione urbana e di housing accessibile richiedono non solo qualità progettuale, ma anche un quadro regolatorio stabile e tempi certi di attuazione. È quanto ha evidenziato Andrea Vecci, executive director impact, sustainability & communication di Near, intervenendo a Rebuild 2026. 

    “Non basta affrontare questi progetti di rigenerazione urbana e di affordable housing dal punto di vista della qualità progettuale, ma è necessario accompagnarli con una stabilità e una prevedibilità del quadro operativo e autorizzativo”, ha dichiarato. Secondo Vecci, uno dei principali nodi riguarda la durata dei procedimenti e la capacità del sistema pubblico di seguire i progetti oltre la fase di gara. “Servono tempi autorizzativi certi, regole del gioco che non cambino in corso d’opera e una capacità del settore pubblico di accompagnare i progetti oltre il bando. In caso contrario, anche un buon progetto rischia di perdere equilibrio o di indebolirsi nella sua sostenibilità economica nel tempo”, ha spiegato. 

    Infine, Vecci ha richiamato l’importanza di un quadro normativo chiaro e di un coordinamento efficace tra livelli istituzionali. “Ben venga un fast track previsto dal piano casa, purché sia costruito in modo condiviso con i Comuni, che sono poi chiamati ad applicarlo sul territorio e a tradurre la strategia nazionale in risultati concreti”, ha concluso. 

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    economia

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  • Rebuild 2026, Costa (Autobrennero): “Innovazione e digitalizzazione guideranno mobilità del futuro”

    Rebuild 2026, Costa (Autobrennero): “Innovazione e digitalizzazione guideranno mobilità del futuro”

    (Adnkronos) – “Noi gestiamo un’arteria che va dal passo del Brennero fino alla Pianura padana, che è di un’importanza straordinaria nell’ambito europeo, in quanto passa oltre il 10% di tutto l’import ed export italiano per il passo del Brennero. La gestiamo in qualità di soggetti riconosciuti come portatori di innovazione e sicurezza nell’ambito della mobilità. Il lavoro che stiamo facendo ora è su digitalizzazione della mobilità e sensoristica, che consente di produrre un gemello digitale delle opere che poi vengono soggette ai carichi in transito, ma che sono monitorate in tempo reale e dove la parte previsionale, utilizzando anche algoritmi di intelligenza artificiale, risulta assolutamente deterministica”. Così Carlo Costa, direttore tecnico generale Autostrade del Brennero, alla dodicesima edizione di Rebuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni in corso al Centro Congressi di Riva del Garda (Tn). 

    “Ciò rappresenta l’idea di immaginare una mobilità che sia sempre più coordinata, cooperativa e sempre meno individuale, dove i mezzi comunicano con gli altri mezzi e con l’infrastruttura -sottolinea Costa-. Ecco, questo aspetto è la chiave di sviluppo del futuro che cambierà dalla vita di tutti noi e avrà anche un beneficio rispetto allo sviluppo urbano delle città e all’ambito civile, dove ormai la tecnica Bim (Building information modeling), il gemello digitale e la parte di sensoristica nella gestione dei processi, risultano imprescindibili da uno sviluppo sostenibile e da un incremento della sicurezza”. 

    “Rebuild rappresenta una bellissima iniziativa che porta a confrontarsi in un ambito fieristico, ma soprattutto congressuale, rispetto a tematiche che tracceranno l’indirizzo del futuro. Pertanto, Autobrennero è sempre stata presente in queste e anche nelle sessioni degli anni precedenti perché ha sempre fatto di innovazione e ricerca un elemento cardine del proprio sviluppo”, conclude. 

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  • A Tutto Food 2026 il vitello tra gusto, nutrizione e sostenibilità

    A Tutto Food 2026 il vitello tra gusto, nutrizione e sostenibilità

    (Adnkronos) – La filiera del vitello come esempio di integrazione tra sostenibilità ambientale, economica, alimentare e culturale: è quanto messo in luce oggi dalla tavola rotonda organizzata da Assocarni, in collaborazione con Sbk, nell’ambito di TuttoFood 2026, con un confronto tra scienza, allevamento e cultura gastronomica che ha definito il ruolo del vitello all’interno di un modello produttivo sostenibile, tracciabile e responsabile. 

    L’allevamento bovino in Italia rappresenta un comparto strategico che genera il 5,6% del valore dell’agricoltura nazionale, coinvolgendo oltre 100mila aziende. La gestione della filiera del vitello si basa oggi su standard europei di sicurezza alimentare tra i più rigorosi al mondo, supportati in Italia da sistemi di monitoraggio come ClassyFarm. Questo strumento consente di tracciare in tempo reale indicatori di biosicurezza e benessere animale, garantendo che l’uso di farmaci sia limitato esclusivamente a scopi terapeutici, in linea con le direttive Ue sulla salute pubblica e la lotta all’antibiotico-resistenza. “La filiera del vitello rappresenta un tassello strategico dell’agroalimentare europeo, poiché con il suo modello di economia circolare, valorizza ad esempio le risorse del comparto lattiero-caseario, garantisce standard elevati di benessere animale e tracciabilità ed è capace di coniugare equilibro nutrizionale e responsabilità ambientale”, ha dichiarato Paulo De Waal, vicepresidente di Assocarni. 

    La filiera valorizza i vitelli maschi provenienti dal settore lattiero-caseario, pari a circa il 40% dei nati europei, trasformando un surplus strutturale in risorsa alimentare. L’alimentazione dei vitelli a carne bianca integra latte e derivati dell’industria casearia, rappresentando un esempio di economia circolare. Il sistema ClassyFarm monitora benessere animale, strutture e gestione aziendale, con punteggi medi compresi tra il 78% e l’83% negli ultimi cinque anni. Sotto il profilo ambientale, i bovini a carne bianca presentano emissioni di metano enterico inferiori rispetto ai soggetti adulti, grazie a regimi alimentari prevalentemente liquidi che riducono le fermentazioni ruminali. “La sostenibilità del vitello risiede nella sua capacità di nobilitare risorse che altrimenti andrebbero perse. I dati confermano una filiera virtuosa che si inserisce perfettamente nel ciclo biogenico del carbonio, distinguendosi nettamente dai modelli basati sui combustibili fossili”, ha spiegato Carlo Angelo Sgoifo Rossi, Università degli Studi di Milano. 

    L’analisi biochimica della carne di vitello evidenzia un profilo ad alta densità nutrizionale caratterizzato da una ridotta presenza di grassi (2,7 g per 100 g di filetto crudo) e un elevato apporto di proteine nobili (20,7 g). La presenza di micronutrienti essenziali con alta biodisponibilità, come il ferro eme, lo zinco, il selenio e la vitamina B12, rende questo alimento funzionale a diverse fasi del ciclo vitale, in particolare per la crescita dei bambini e per il mantenimento della massa muscolare negli anziani. “Il vitello trova il suo ruolo ideale nella rotazione proteica del modello mediterraneo. La sua naturale tenerezza e digeribilità rispondono a fabbisogni nutrizionali specifici, offrendo una soluzione concreta per diete che richiedono alta qualità proteica senza eccessi calorici”, ha affermato Elisabetta Bernardi, biologa e nutrizionista, specialista in Scienza dell’Alimentazione. 

    La carne di vitello costituisce un pilastro della tradizione culinaria italiana, protagonista di ricette storiche come ossobuco, vitello tonnato, saltimbocca, arrosti in umido, che rappresentano la ‘cucina della misura’ e del recupero integrale della materia prima. La versatilità gastronomica dei diversi tagli, dai più pregiati a quelli meno noti, ne favorisce l’utilizzo in ricette contemporanee come burger, tartare, tagliate e cotture a bassa temperatura, confermandone l’identità trasversale e la capacità di adattarsi ai nuovi linguaggi del gusto. “Mangiare non è mai solo un consumo ma un atto culturale. Il vitello è un ingrediente che racconta la memoria gastronomica europea con linguaggi sempre attuali. È presente nelle ricette di famiglia e nelle cucine professionali perché unisce accessibilità, versatilità e coerenza tecnica. Conserva la tradizione e dialoga senza difficoltà con i codici della cucina contemporanea”, ha chiosato Anna Maria Pellegrino, gastronoma dell’Accademia Italiana di Cucina, membro del Centro Studi ‘Franco Marenghi’. 

    L’incontro è il primo appuntamento della campagna europea Eu Veal ‘Vitello, il gusto della condivisione sostenibile’, promossa in Italia da Assocarni e Sbk. Il progetto beneficia del co-finanziamento dell’Unione Europea attraverso il quadro delle iniziative promosse dalla Commissione sotto lo slogan ‘Enjoy, it’s from Europe’, disciplinato dal Regolamento (Ue) n. 1144/2014, che riunisce le attività volte a valorizzare la qualità, la sicurezza e la sostenibilità delle produzioni agroalimentari europee sui mercati interni e internazionali. 

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  • Internazionali, Rublev ‘teme’ Sinner: “Avrei preferito qualcun altro…”

    Internazionali, Rublev ‘teme’ Sinner: “Avrei preferito qualcun altro…”

    (Adnkronos) –
    Andrej Rublev ‘teme’ Jannik Sinner. Il tennista russo sfiderà domani, giovedì 14 maggio, l’azzurro nei quarti di finale degli Internazionali d’Italia 2026, dopo aver passato il turno battendo il georgiano Basilashvili in rimonta. Al termine della partita, inevitabile per Rublev parlare del match contro il numero 1 del mondo, affrontato in dieci precedenti con sette sconfitte. 

    “Quanti Masters 1000 ha vinto di fila? Cinque? Quante partite consecutive? Venti?”, ha detto ridendo Rublev a TennisTv elencando i record di Sinner, “si sta avvicinando alla sconfitta. Più vince e più si avvicina”.  

    “Io sto bene, non sono emozionato per la partita contro Jannik, non sto male”, ha raccontato il russo, “se mi chiedi se preferirei giocare contro qualcun altro, ovviamente risponderei ‘certo che preferirei qualcun altro’. Quella con Sinner però è anche una sfida con me stesso. Voglio sfidare me stesso contro Jannik”. 

     

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  • Rebuild 2026, Capri (Agenzia del Demanio): “Rigenerazione urbana, serve più rapidità e continuità decisionale”

    Rebuild 2026, Capri (Agenzia del Demanio): “Rigenerazione urbana, serve più rapidità e continuità decisionale”

    (Adnkronos) – La rigenerazione urbana richiede un cambio di passo sul piano dei processi decisionali e dei tempi di attuazione. È quanto ha sottolineato Gianluca Capri, responsabile del Centro ricerca e sviluppo dell’Agenzia del Demanio, intervenendo a Rebuild 2026. 

    Capri ha evidenziato la complessità che caratterizza il coinvolgimento congiunto di soggetti pubblici e operatori privati nei progetti di trasformazione urbana, richiamando la necessità di una maggiore continuità nella visione e nella capacità di risposta del sistema pubblico. Un nodo centrale riguarda i tempi di realizzazione degli interventi e gli iter autorizzativi, spesso percepiti come troppo lunghi. 

    “Occorre una visione continua e una capacità di risposta del sistema pubblico in tempi più rapidi. I tempi autorizzativi sono spesso troppo dilatati”, ha sottolineato. 

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    economia

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