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  • Internazionali, impresa Pellegrino: batte Tiafoe e può sfidare Sinner agli ottavi

    Internazionali, impresa Pellegrino: batte Tiafoe e può sfidare Sinner agli ottavi

    (Adnkronos) –
    Impresa Andrea Pellegrino agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, lunedì 11 maggio, il tennista azzurro, numero 155 del mondo, ha battuto in due set lo statunitense Frances Tiafoe, 22esimo nel ranking Atp, con il punteggio di 7-6 (10-8), 6-1 nel terzo turno del Masters 1000 di Roma. Per la prima volta agli ottavi del torneo del Foro Italico, Pellegrino, che arrivava dalle quali ora potrebbe trovare Jannik Sinner agli ottavi di finale, se l’azzurro dovesse battere Alexei Popyrin. 

    Partita combattuta nel primo set, con Pellegrino subito in vantaggio di due break, che si fa recuperare da Tiafoe e con il parziale che va al tie break. Al termine di un game interminabile, l’azzurro, spinto dal pubblico del Pietrangeli, riesce a conquistare il set. Il colpo subito è fatale per Tiafoe, che perde la testa e subisce un break dopo l’altro nel secondo set, che termina con il punteggio di 6-1. 

     

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  • Hantavirus, il punto sul virus Andes: cosa sappiamo e cosa fare

    Hantavirus, il punto sul virus Andes: cosa sappiamo e cosa fare

    (Adnkronos) –
    Parte dall’Argentina la vicenda del focolaio di hantavirus sviluppato sulla nave da crociera Mv Hondius, quando nel porto di Ushuaia, capoluogo della Terra del Fuoco, – era il primo aprile – una coppia di olandesi è scesa per fare birdwatching in un’area dove è presente una discarica entrando – si ipotizza – in contatto con topi portatori dell’infezione che in Argentina ha causato alcuni focolai. I coniugi avevano visitato anche altre località dell’Argentina e del Cile. L’allarme è poi scattato con la segnalazione dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2 maggio, dopo che tra passeggeri e l’equipaggio si erano registrati casi di infezioni respiratorie severe.  

    Al momento, secondo l’Oms, si contano 7 casi confermati, 2 sospetti e 3 decessi, una donna tedesca e una coppia olandese. In Italia ci sono 4 persone sotto sorveglianza attiva, di cui 2 con nazionalità italiana e 2 stranieri. Erano sul volo della Klm dove per pochi minuti è salita e poi subito scesa la passeggera della nave deceduta per l’infezione.  

    Il responsabile del contagio è il virus Andes, una variante dell’hantavirus nota per la possibilità, rara, di trasmissione da persona a persona. Gli hantavirus – ricorda il ministero della Salute – infettano naturalmente i roditori. La trasmissione all’uomo avviene tramite il contatto con urina, escrementi o saliva contaminati di roditori infetti o, meno frequentemente, tramite morsi di roditori. Ad oggi, la trasmissione interumana è stata documentata, appunto, solo per il virus Andes nelle Americhe. L’infezione può causare una serie di malattie, anche fatali, può infatti coinvolgere i reni (nefrite), provocare emorragie o sindrome polmonare. Tra i diversi ceppi solo un numero limitato è noto per causare malattie nell’uomo.  

    Gli hantavirus presenti in Nord, Centro e Sud America
    possono causare la sindrome polmonare da hantavirus, una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore. Il virus Andes appartiene a questa famiglia ed è noto per una possibile trasmissione limitata da persona a persona attraverso un contatto stretto e prolungato, principalmente documentata in Argentina e Cile. 

    Gli hantavirus presenti in Europa e in Asia, invece, possono causare febbre emorragica con sindrome renale, che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni. La trasmissione da persona a persona non è stata documentata in queste aree. La nefropatia epidemica, è una forma lieve di febbre emorragica con sindrome renale osservata in Europa. 

    Al momento – evidenzia il ministero della Salute – non esiste una cura specifica né un vaccino contro l’infezione da hantavirus, ma un’assistenza medica tempestiva è fondamentale per migliorare la sopravvivenza e si basa su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. La prevenzione si basa prevalentemente sulla riduzione dei contatti tra persone e roditori e sull’igiene. Durante le epidemie o in caso di sospetto contagio, la tempestiva identificazione e il rapido isolamento dei casi, il monitoraggio dei contatti stretti e l’applicazione delle misure standard di prevenzione delle infezioni sono fondamentali per limitare un’ulteriore diffusione. 

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  • Bruganelli-Bonolis, la figlia Silvia ricoverata in ospedale: “Grande guerriera”

    Bruganelli-Bonolis, la figlia Silvia ricoverata in ospedale: “Grande guerriera”

    (Adnkronos) –
    È stata una festa della mamma particolare per Sonia Bruganelli: la figlia SIlvia si trova attualmente ricoverata in ospedale. È stata la stessa imprenditrice a renderlo noto sui social con una foto che ritrae la ragazza a letto, apparentemente in una clinica. Ma sono le parole condivise a corredo che hanno reso il messaggio più chiaro: “Sono la tua Mamma ma sei tu che ogni giorno mi insegni la vita. Ti amo follemente Silvia , piccola grande Guerriera. Che onore essere la tua mamma”, ha scritto Bruganelli, dedicando il post alla figlia avuta nel 2002 dall’ex marito Paolo Bonolis.  

     

    L’imprenditrice non ha reso noto il motivo per cui la figlia si trova attualmente ricoverata in ospedale, ma è noto che Silvia sia nata con una patologia cardiaca congenita. Subito dopo la nascita, infatti, ha subito un’operazione delicata. La giovane ha riportato una ipossia cerebrale che le ha causato danni neurologici con conseguenze sul piano motorio. 

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  • Covid, Corte appello Torino conferma nesso causalità tra vaccino e danni neurologici

    (Adnkronos) – La Corte d’Appello di Torino ha confermato che esiste nesso di causa fra il vaccino anti Covid e la mielite trasversa, grave patologia che colpisce il sistema nervoso. La sentenza fa riferimento alla vicenda di una tabaccaia albese, oggi 57enne, a cui il tribunale di Asti nell’ottobre del 2025 in primo grado aveva riconosciuto il nesso di causa tra due dosi di vaccino e la malattia che le impedisce di camminare, condannando ministero della Salute e Aifa a liquidare l’indennizzo previsto dalla legge sui danni da vaccinazione, estesa nel 2022 a quelli da Covid. Contro la sentenza aveva fatto ricorso il ministero della Salute negando il legame causale, confermato invece dal tribunale torinese senza disporre una nuova consulenza tecnica. A renderlo noto gli avvocati Renato Ambrosio, Stefano Bertone e Chiara Gribaudo dello studio torinese Ambrosio e Commodo che assistono la 57enne.  

    In particolare, nel dispositivo la Corte d’appello sottolinea che “la consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) espletata nel primo grado di giudizio ha attestato in modo completo, secondo il parametro della preponderanza dell’evidenza, la sussistenza del nesso di causalità tra inoculazioni di due dosi del vaccino per contrastare il virus Covid e non sussistono fondate ragioni per discostarsi dalle relative conclusioni”. Una delle ipotesi di Aifa e ministero era che ad aver causato il danno fosse stata la patologia autoimmune di cui la signora soffriva ma la Corte al proposito afferma che “l’assetto autoimmune non poteva configurare una causa alternativa ma solo un’eventuale terreno favorente l’evento immunomediato post vaccinale” e conclude che “alla luce del dato temporale, dell’assenza di precedenti analoghi e di fattori causali alternativi, secondo la preponderanza dell’evidenza deve dunque reputarsi sussistente il nesso causale tra vaccinazioni inoculate e patologia di mielite, non essendo i motivi di ricorso in grado di confutare tale conclusione”.  

    “La Corte d’Appello scatta una fotografia perfetta sulla questione danni da vaccini contro il Covid – commenta l’avvocato Bertone – prima di tutto ribadisce ‘l’astratta pericolosità del vaccino alla stregua delle leggi di copertura scientifica’, ossia il principio spesso smentito per cui anche i vaccini, come tutti i farmaci, possono comportare reazioni avverse anche gravi. Dall’altro si dice che ogni caso va valutato a sé nel processo secondo le circostanze ‘emerse dall’istruzione probatoria condotta’ cosi’ da poter verificare la sua effettiva idoneita’ a essere ‘casualmente efficiente alla produzione dell’evento’. È importante che questi concetti giuridici vengano ribaditi perché ogni caso è a sé stante deve essere approfondito al massimo per arrivare alla verità”. “Bisogna assistere chi ha subito danni gravi alla salute da prodotti farmaceutici e dispositivi medici che richiede competenze professionali in ambito legale e medico legale – aggiunge Ambrosio – e nelle ctu sarebbe opportuno che al medico legale fosse affiancato lo specialista del settore di danno coinvolto”.  

    Secondo i legali al 2024 sarebbero almeno 36mila le domande di indennizzo con una percentuale nei paesi europei studiati di casi accertati tra l’11 e il 30% di quelli analizzati e lo stesso loro studio dopo la condanna di primo grado del tribunale di Asti ha ricevuto molte decine di segnalazioni.  

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  • Furto alla mostra su Raffaella Carrà, sparite due cinture originali dagli abiti di scena

    Furto alla mostra su Raffaella Carrà, sparite due cinture originali dagli abiti di scena

    (Adnkronos) – Scoperta amara all’apertura dell’ultima giornata della mostra ‘Rumore’, dedicata a Raffaella Carrà. Sono state rubate due cinture originali appartenenti a storici abiti di scena dell’artista. A notare l’assenza, domenica mattina prima dell’apertura al pubblico, sono stati i proprietari della collezione, Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, durante le operazioni di disallestimento dopo oltre tre settimane di esposizione alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto. 

    I due collezionisti, custodi di un archivio privato che raccoglie circa 350 costumi indossati dalla Carrà tra il 1976 e il 2012, hanno immediatamente informato gli organizzatori e sporto denuncia ai Carabinieri. Le prime verifiche non hanno rilevato segni di effrazione all’interno della Palazzina Azzurra, un dettaglio che lascia ipotizzare che il furto possa essere avvenuto durante gli orari di apertura della mostra. 

    Gli oggetti sottratti sono la cintura di un abito del 2006 indossato da Raffaella nel programma ‘Amore’ e quella di un costume utilizzato nella prima puntata della quarta edizione di ‘Carramba che fortuna’ nel 2008. Entrambe erano impreziosite da applicazioni originali in cristalli Swarovski e costituivano parti inscindibili dei costumi, manufatti sartoriali unici e immediatamente riconducibili alla storia artistica della Carrà. 

    “Non si tratta semplicemente di accessori”, spiegano Gioia e Mola. “Quegli abiti raccontano la televisione italiana, l’evoluzione del costume e il percorso artistico di una donna che ha cambiato il linguaggio dello spettacolo. Il danno che abbiamo subito è soprattutto culturale ed emotivo”.  

     

    La mostra, allestita dal 18 aprile al 10 maggio, presentava una selezione di trenta abiti provenienti dalla loro collezione, con l’obiettivo di raccontare Raffaella Carrà come icona di stile e figura anticipatrice di importanti cambiamenti sociali. 

    “Non è il nostro lavoro, ma una passione nata dall’amore per l’artista”, aggiungono i due collezionisti. “Quando ci viene data la possibilità, esponiamo questi abiti per comunicare l’evoluzione del costume televisivo attraverso lo stile di una star”. Il messaggio che volevano portare a San Benedetto del Tronto era chiaro: la Carrà come precorritrice di civiltà, simbolo di libertà, uguaglianza ed emancipazione in un’epoca in cui il costume televisivo iniziava a raccontare, e non più a nascondere. 

    Attraverso gli abiti esposti, la mostra ripercorreva non solo la carriera televisiva dell’artista, ma anche il suo impatto culturale sulla società italiana, con particolare attenzione ai temi della parità di genere e dei diritti civili. Per questo il furto assume un valore che va oltre l’oggetto materiale. 

    “Ci chiediamo come sia stato possibile che nessuno si sia accorto di quanto accaduto”, concludono Gioia e Mola. “Confidiamo nel lavoro degli investigatori e auspichiamo che chi ha compiuto questo gesto possa fare un passo indietro e restituire quanto sottratto, per rispetto della memoria di Raffaella Carrà e del valore storico di questi abiti”. 

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  • “Volevamo farne un set tv”: dai dilettanti all’Europa, alla scoperta del fenomeno Como

    “Volevamo farne un set tv”: dai dilettanti all’Europa, alla scoperta del fenomeno Como

    (Adnkronos) –
    In Europa, semm cumasch. La frase, tra le strade di Como, è ricorrente. Per coronare un percorso iniziato tra i dilettanti, sette anni fa, e passato per la promozione in Serie A del 2024. La vittoria contro il Verona nell’ultimo turno di campionato lo ha certificato: nella stagione 2026/27, il Como giocherà in Europa. Se andrà ‘male’ sarà Conference League, visto che – a due giornate dalla fine del campionato – la squadra di Fabregas è sicura di chiudere almeno sesta. Il Milan e la Roma, al quarto e al quinto posto, distano però solo 2 punti (67, contro i 65 dei lombardi). Se andrà bene, sarà Europa League. Se andrà benissimo, sarà Champions League. Si deciderà nei prossimi 180 minuti, gli ultimi di una stagione già storica per la squadra e la città. 

    Questione di prime volte, quelle che non si scordano mai. Come l’Europa, un traguardo difficile da immaginare pochi anni fa, quando la società galleggiava tra le incertezze. Tra pochi mesi, il Lago di Como entrerà nelle cartoline delle coppe europee, la massima espressione del calcio del vecchio continente. A testimoniare una rivoluzione costruita un passo per volta con una visione nuova, possibile grazie al supporto di una proprietà ricca, solida e ambiziosa. Per dare qualche coordinata, dal 2019 il Como fa capo al socio unico Sent Entertainment Ltd, legato alla holding indonesiana Djarum, della famiglia Hartono. Alla guida oggi c’è Robert Hartono, che fino a pochi mesi fa aveva gestito gli affari insieme a suo fratello Michael, scomparso a marzo. L’impero Hartono è fondato sulla produzione di sigarette kretek (aromatizzate ai chiodi di garofano) e – tra le tante attività – la famiglia detiene il 51% delle azioni della Banca dell’Asia Centrale. Per dare un’idea, la ricchezza dell’85enne Robert Hartono supera i 20 miliardi di dollari e il patrimonio della famiglia è stimato in circa 43 miliardi di dollari. Facile dunque intuire come il Como sia oggi la squadra più ricca d’Italia, con ambizioni da big per il futuro. In questo senso, la conquista dell’Europa è ‘solo’ il naturale sbocco di un progetto desideroso di successi. Buona parte dei risultati sportivi si deve a Cesc Fabregas, planato sul Lago quasi per caso e diventato presto il simbolo di un progetto solido e vincente. Da calciatore-azionista e poi da tecnico di una squadra che ha imparato a vincere attraverso il bel gioco. Con il primo obiettivo di divertire i suoi tifosi. Uno dei tanti plus del ‘fenomeno Como’. 

    Le soddisfazioni degli ultimi anni hanno aiutato a ricreare un rapporto tra il club e la città. Una città che, per tradizione, ha sempre vissuto il calcio con eleganza e discrezione. In una dimensione quasi raccolta, legata però al turismo internazionale. Così il Sinigaglia, ampliato fino ai suoi attuali 12mila posti, è diventato punto d’incontro di mondi in apparenza lontani. Dalle famiglie del posto a tanti ragazzi trascinati allo stadio da anni di crescita. Oltre a tanti tifosi provenienti dall’estero, attratti dal fascino del Lago e di uno scenario unico per una partita di pallone. Senza dimenticare i vip che, nei mesi, hanno fatto la loro passerella in tribuna in un iconico red carpet con affaccio sul pallone (alle partite si sono visti Hugh Grant, Andrew Garfield, Keira Knightley e Michael Fassbender, ma anche Adrien Brody, Terry Crews e Jeff Goldblum). Il bello è che gli Hartono avevano comprato il Como solo per ‘usarlo’ come un set televisivo. “Volevamo girare dei documentari sul calcio italiano per la nostra tv indonesiana. Ci siamo chiesti per cosa fosse conosciuta Como, a parte il calcio. Per il Lago, quindi abbiamo costruiamo tutto attorno a quello” ha raccontato – in diversi interventi – il presidente del club Mirwan Suwarso. Pure così il club è diventato ciò che è oggi: una squadra della provincia in grado di raccontare un calcio diverso nella penisola. Oltre le critiche, arrivate soprattutto per la mancanza di italiani. La proprietà è indonesiana, l’allenatore è spagnolo e la rosa – tolte le riserve Goldaniga (difensore) e Vigorito (secondo portiere) – è straniera. Un modello unico e complicato da replicare, ancorato a un’idea magari non condivisibile, ma fin qui funzionante. I sogni, sul Lago, sono appena iniziati. 

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  • Sinner, prima di Popyrin la sfida con Vagnozzi… a golf

    Sinner, prima di Popyrin la sfida con Vagnozzi… a golf

    (Adnkronos) –
    Jannik Sinner si prepara per il terzo turno degli Internazionali d’Italia 2026… giocando a golf. Oggi, lunedì 11 maggio, sfida l’australiano Alexei Popyrin nel Masters 1000 di Roma, tornando in campo dopo l’esordio vincente contro Ofner di sabato. Sinner ha sfruttato il giorno libero concesso dall’organizzazione del torneo per smorzare un po’ di tensione e distrarsi, ma sempre a modo suo. 

    Nella giornata di domenica 10 maggio infatti, l’azzurro si è recato al circolo ‘Marco Simone Golf & Country Clyb’ per giocare a golf in compagnia di alcuni membri del suo team. Ad accompagnarlo c’era infatti, come sempre in questi casi, l’allenatore Simone Vagnozzi, che ha posato con lo staff del circolo in una foto pubblicata sui loro profili social ufficiali: “Dal campo Centrale ai fairways”, ha scritto il ‘Marco Simone’ su Instagram, “orgogliosi di aver accolto Jannik Sinner e il suo team al Marco Simone!”. 

    Proprio il golf è uno degli hobby preferiti di Sinner per distrarsi e staccare dal tennis, come rivelato proprio dal tennista azzurro in conferenza stampa: “Certo che mi diverto anch’io fuori dal campo, dove faccio quello che voglio fare, perché alla fine si vive una volta sola e ho 24 anni, però il mio divertimento a volte lo faccio vedere un po’ meno”. 

    “Voi non sapete come sono. Ognuno è diverso. In questi due giorni ho giocato a golf, a calcio, questo è un po’ il mio divertimento”, aveva detto Sinner, “ci sono altri che si divertono in un altro modo ed è una cosa normale. Non c’è una regola, però alla fine in questi giorni qua l’obiettivo principale era riposarmi per essere più pronto possibile per questo torneo”. 

     

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  • Internazionali, oggi Sinner-Popyrin – Diretta

    Internazionali, oggi Sinner-Popyrin – Diretta

    (Adnkronos) –
    Jannik Sinner torna in campo agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, lunedì 11 maggio, il tennista azzurro sfida l’australiano Alexei Popyrin – in diretta tv e streaming, anche in chiaro – nel terzo turno del Masters 1000 di Roma. Sinner ha superato il secondo turno imponendosi all’esordio, dopo il bye del primo, in due set su Sebastian Ofner con il punteggio di 6-3, 6-4 mentre Popyrin, già mattatore di Matteo Berrettini al primo turno, ha vinto a sorpresa con il ceco Jakub Mensik, che aveva battuto proprio Sinner nei quarti di Doha. 

     

    In caso di passaggio del turno, Sinner troverà agli ottavi il vincente di Pellegrino-Tiafoe. 

     

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  • “L’Europa si è fatta male da sola”: Giubilei e la ricetta competitiva per l’ambiente

    “L’Europa si è fatta male da sola”: Giubilei e la ricetta competitiva per l’ambiente

    (Adnkronos) – Il tema ambientale non può essere lasciato soltanto alla sinistra o ai movimenti radicali. È da questa convinzione che parte la riflessione di Francesco Giubilei nella nuova puntata di “Italia in transizione”, il podcast di Adnkronos e Shared Ground condotto dal vicedirettore Giorgio Rutelli. 

    Presidente di Nazione Futura e direttore della Fondazione Alleanza Nazionale, Giubilei sostiene che il mondo conservatore debba costruire una propria cultura ambientalista, alternativa sia al negazionismo sia all’ambientalismo ideologico. 

    Più che di “ambiente”, però, preferisce parlare di “natura”. Una distinzione che considera culturale prima ancora che linguistica. La sua idea è che uomo e natura non siano in contrapposizione, ma parte dello stesso insieme, secondo una concezione del “creato” che richiama anche la tradizione cristiana e il pensiero conservatore europeo. 

    La sfida dei giovani e il vuoto lasciato alla protesta
     

    Nel corso della conversazione emerge un altro punto: la destra, secondo Giubilei, ha lasciato troppo spazio ai movimenti ambientalisti radicali, permettendo a realtà come Ultima Generazione di monopolizzare il dibattito pubblico, soprattutto tra i giovani. 

    Il problema non sarebbe tanto aver criticato il Green Deal o figure come Greta Thunberg, quanto non aver costruito una proposta alternativa riconoscibile. 

    Per questo, sostiene, serve un “ecologismo conservatore” capace di parlare ai giovani anche attraverso iniziative concrete: cura dei quartieri, tutela dei parchi, pulizia delle spiagge, attenzione agli spazi pubblici. 

    Comunità e territorio contro l’ambientalismo astratto
     

    Giubilei richiama più volte il pensiero del filosofo britannico Roger Scruton, secondo cui la tutela ambientale deve partire dalla comunità e dal territorio. 

    La critica è verso un ambientalismo percepito come troppo astratto e globale, distante dalla vita quotidiana delle persone. La sostenibilità, invece, dovrebbe tradursi in azioni concrete e responsabilità diretta nei confronti dei luoghi in cui si vive. 

    Energia e competitività industriale
     

    Il confronto si sposta poi sul tema energetico, letto soprattutto attraverso il prisma della competitività industriale. 

    Secondo Giubilei, l’Italia paga oggi il prezzo di errori strategici compiuti negli ultimi anni in Europa: costi dell’energia troppo alti, dipendenza dall’estero e una transizione ecologica gestita in modo troppo ideologico. 

    La soluzione proposta è il ritorno a un vero “mix energetico”, richiamando esplicitamente la strategia di Enrico Mattei: diversificazione dei fornitori, sviluppo delle rinnovabili, utilizzo del gas come fonte di transizione e apertura al nucleare di nuova generazione. 

    Rinnovabili sì, ma non bastano
     

    Giubilei respinge l’idea che il mondo conservatore sia contrario alle rinnovabili. Solare, eolico e idroelettrico vengono considerati strumenti indispensabili, soprattutto in un Paese come l’Italia. 

    Il problema, dice, è pensare che possano bastare da sole a sostenere un sistema industriale avanzato. Le industrie energivore hanno bisogno di continuità e stabilità energetica che le sole rinnovabili oggi non riescono ancora a garantire. 

    Da qui la necessità di integrare le diverse fonti energetiche all’interno di una strategia più ampia. 

    Il ritorno del nucleare
     

    Ampio spazio viene dedicato al tema nucleare. Secondo Giubilei, il dibattito italiano resta bloccato da una cultura del “no” e dal fenomeno Nimby, il “Not in my backyard”, che negli anni avrebbe ostacolato infrastrutture strategiche come gasdotti, termovalorizzatori e grandi opere. 

    Porta come esempio il termovalorizzatore di Roma e quello di Acerra, sostenendo che il costo economico e ambientale del non fare le opere sia spesso superiore all’impatto delle opere stesse. 

    Sul nucleare insiste sulla necessità di distinguere le tecnologie attuali da quelle del passato: mini reattori modulari, nuovi standard di sicurezza e integrazione all’interno di un mix energetico più ampio. L’obiettivo è ridurre i costi energetici e rafforzare l’autonomia strategica italiana ed europea. 

    La critica al Green Deal europeo
     

    Uno dei passaggi centrali della puntata riguarda il Green Deal europeo e l’approccio adottato da Bruxelles negli ultimi anni. 

    Secondo Giubilei, il problema principale non è tanto l’obiettivo della sostenibilità quanto il metodo scelto dalla Commissione europea: un approccio “dirigista”, basato su obblighi e imposizioni più che su incentivi e gradualità. 

    L’esempio più citato è quello dell’auto elettrica. Non c’è, spiega, una contrarietà ideologica verso questa tecnologia. La critica riguarda l’idea di imporla senza tenere conto delle condizioni economiche delle famiglie, delle differenze tra gli Stati europei e delle conseguenze sull’industria automobilistica. 

    Lo stesso discorso vale per la direttiva sulle “Case Green” e per altre normative ambientali europee che, secondo Giubilei, rischiano di scaricare costi troppo elevati su famiglie e piccole imprese. 

    Germania, automotive e rischio deindustrializzazione
     

    Nella sua analisi, l’Europa avrebbe inoltre commesso errori strategici anche sul piano industriale: la chiusura del nucleare in Germania, il ritardo sull’elettrico rispetto alla Cina e la penalizzazione di tecnologie ibride e biocarburanti. 

    Il risultato sarebbe un continente meno competitivo e più esposto alla concorrenza asiatica. Giubilei cita anche la crisi dell’automotive tedesco e le difficoltà di grandi gruppi industriali come esempio delle conseguenze di una transizione gestita in modo troppo rigido. 

    Una transizione “pragmatica”
     

    La linea proposta da Giubilei prova quindi a collocarsi in uno spazio intermedio: né negazionismo climatico né ambientalismo radicale, ma una transizione costruita con gradualità, pragmatismo e attenzione agli effetti economici e sociali delle politiche ambientali. 

    Una visione che punta a tenere insieme tutela ambientale, crescita industriale e consenso sociale, evitando che la sostenibilità venga percepita come un costo imposto dall’alto. 

    YouTube: https://youtu.be/PnwK1FxDctU?si=BAqjJSJpaH1g79we
     

     

    Spotify: https://open.spotify.com/episode/25g9s20e2UmzXylLxb445l?si=VTo3xn6AQhexa_jh7LAV_A
     

     

    Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-3-italia-da-custodire-con-francesco-giubilei/
     

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  • Internazionali, bambini gli chiedono autografo ma… non è un tennista

    Internazionali, bambini gli chiedono autografo ma… non è un tennista

    (Adnkronos) – Un semplice tifoso… scambiato per un tennista agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, lunedì 11 maggio, nella giornata di Jannik Sinner, che scenderà in campo al terzo turno del Masters 1000 di Roma contro Alexei Popyrin, al Foro Italico si è assistito a una scena surreale. 

    Succede tutto per la via principale che collega il Centrale agli altri campi, all’altezza del Pietrangeli. Alcuni bambini hanno rincorso un uomo asiatico, fermandolo per per chiedergli un autografo. La sua reazione però è stata di pura sorpresa: “Volete il mio autografo?”, gi ha detto spaesato, “non sono un tennista”. 

    Poco importa ai bambini, che comunque lo hanno pregato di firmare il loro quaderno e se ne sono andati soddisfatti dopo essere riusciti nell’impresa. Immediata la battuta di un altro appassionato: “Posso avere un selfie?”, ha detto all’uomo, che si è sciolto in una risata. 

     

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