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Bullismo, Annalisa Minetti: “Maratona per dare esempio positivo sport”

viviana miccolis
Last updated: Maggio 12, 2026 1:43 pm
viviana miccolis

(Adnkronos) – “L’importanza di questo evento è non limitarsi a raccontare solo quello che non va, ma dimostrare che si può fare diversamente. Ci saranno tanti campioni che racconteranno la loro storia, per spiegare ai ragazzi che lo sport è lo strumento ideale per lavorare su attenzione e concentrazione, per rimettersi al centro della propria vita. Vogliamo che i ragazzi tornino a essere protagonisti, consapevoli che non si deve ambire a un risultato se prima non si impara ad apprezzare la fatica del percorso”. Così, in un vodcast all’Adnkronos, Annalisa Minetti, artista e atleta paralimpica, racconta gli obiettivi della ‘Maratona bullismo 2026’, promossa da Accademia dei Campioni in collaborazione con Adnkronos, in programma il 20-21 maggio 2026 a Roma, presso il Palazzo dell’Informazione Adnkronos. 

Secondo Minetti, che è Ambassador dell’Accademia dei Campioni e della Maratona, con l’evento “si possono dare ai ragazzi degli strumenti utili affinché questi possano realmente non eliminare, ma gestire il male più grande che sono social, telefonini e device di ogni genere. Ecco: in campo ci saranno tante professionalità diverse, tante competenze, per poter dare ai ragazzi più informazioni utili e più possibilità e opportunità di riuscire nella gestione di questi device”.  

Un appuntamento, la Maratona Bullismo 2026, che vedrà tanti campioni sul palco a dare il loro contributo. “Quando andiamo a parlare di insegnamento molto spesso utilizziamo le parole, ma poi etimologicamente parlando ne dimentichiamo il vero concetto. Tutti siamo in grado di poter lasciare un segno in questi ragazzi, ma lo dobbiamo fare uniti, non lo possiamo fare individualmente perché diventerebbe più faticoso. L’idea è di utilizzare l’esperienza, la storia di questi campioni che hanno vinto la medaglia. Ma non sarà la medaglia ad essere raccontata, perché non è una medaglia che ti può rappresentare, ma è un percorso. E questo percorso viene sviscerato, viene raccontato, viene dettagliato nella sofferenza, nella fatica, nell’aver patito un percorso, aver patito forme di bullismo, semplicemente perché volevi raggiungere un’eccellenza”, sottolinea Minetti. 

 

 

Perchè il percorso verso la vittoria, ricorda Minetti, è lastricata di difficoltà. “Quanti di noi hanno sacrificato il loro tempo, si sono ritrovati ad essere diversi dagli altri perché il tempo che avevano a disposizione lo utilizzavano per allenarsi, perché avevano un sogno, perché volevano realizzare qualcosa. E questo loro atteggiamento veniva visto come strano da altri, e subito diventava una forma di bullismo e quindi un disagio da superare”, sottolinea.  

Da qui il messaggio dei campioni sul palco il 20 e 21 maggio nella Maratona. “Questi ragazzi -sottolinea l’Ambassador dell’iniziativa- devono poter sapere che le persone che saliranno su quel palco sono persone che hanno sofferto e che conoscono bene il disagio, ma l’hanno visto come un’opportunità. Non si sono lasciati andare, addirittura sono riusciti a realizzare il loro più grande sogno”, spiega Minetti.  

Raggiungere quindi un sogno in un’epoca in cui “i social, i telefonini e i diversi device sono delle ‘armi di distruzione di massa’. I ragazzi sono distratti, certo, perché comunque è un mondo che cattura la loro attenzione e lo fa magistralmente, ‘con professionalità’. Io spiego sempre ai ragazzi che un atleta non può avere distrazioni. Un atleta vive il proprio corpo come la prima casa ed è così. Si deve dare al ragazzo la giusta sensazione di sapere che ogni cosa che vuole ottenere se la deve conquistare. E sempre comunque mettendo un piede davanti all’altro. E invece quanta inabilità motoria genera il device, lo star davanti a un telefonino piuttosto che su un divano piuttosto che davanti alla play”, rimarca ancora Minetti. 

 

 

Secondo Minetti l’obiettivo finale deve essere “portare questi ragazzi a capire e a comprendere che lo sport è quel linguaggio educativo e formativo attraverso il quale possono poi arrivare a ottenere grandi risultati. E al risultato più grande: che saranno grandi persone, che saranno campioni nella vita, che sapranno affrontare l’ostacolo, che non aspetteranno che qualcuno glielo sposti. Ma che saranno invece in grado di saltarlo da sé studiando la strategia più giusta, che non ci sarà salita che possa spaventarli perché dopo una salita è matematico, è naturale, c’è sempre una discesa”, sottolinea l’atleta paralimpica.  

E Minetti lancia anche un appello alle istituzioni. “Noi siamo andati in tutte le scuole e ci torneremo, ma abbiamo bisogno anche di rendere pratico il nostro impegno, di poter far ‘provare’ ai ragazzi lo sport in tutte le scuole. I politici spesso dicono ‘Lo sport è il mezzo per portare i nostri ragazzi a forgiare il loro carattere’. Sì, ma quanto sport poi fanno questi ragazzi nella scuola? Non lo fanno, ne fanno pochissimo. E quel pochissimo è anche distribuito male e proposto male. Quindi io dico: noi come Accademia dei Campioni potremmo aiutare in questo senso, siamo persone capaci di poter gestire e proporre tutti gli sport, e non solo il calcio. Se noi portiamo i ragazzi a fare sport, allora forse i ragazzi potrebbero, praticando, capire gli effetti positivi, avere quel luogo sicuro che si chiama scuola che diventa completamente formativo e non solo sulla storia di qualcun altro. Perché se io oggi ti spiego chi è Napoleone, ma non ho e non ti ho dato modo di sapere chi sei tu, io ho fallito”, conclude Minetti. 

—

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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