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Ebola, Save the Children: “Virus avanti a velocità mai vista prima. Un morto su 4 è un bambino”

admin
Last updated: Maggio 27, 2026 10:15 pm
admin
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(Adnkronos) – L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) “si sta diffondendo a una velocità terrificante. Ho seguito diverse epidemie di Ebola nel corso degli anni, ma questa è la diffusione più rapida che abbia mai visto”. Inizia così la testimonianza di Babou Rukengeza, responsabile della risposta all’Ebola di Save the Children in Congo.  

“Bambini e adolescenti stanno pagando un prezzo devastante – sottolinea l’operatore dell’organizzazione che da oltre 100 anni lotta per i bimbi del mondo, impegnata anche nella Repubblica Democratica del Congo – rappresentando almeno un quarto dei decessi confermati, sebbene ci sia il sospetto che i numeri siano molto più alti. Quando i genitori muoiono, i bambini perdono improvvisamente il più grande punto di riferimento possibile e si trovano ad affrontare paura, dolore, stigma ed esclusione sociale. Inoltre, questa crisi si sta sviluppando in un momento critico, quando bambini e adolescenti si stanno preparando per gli esami di fine anno, minacciando non solo la loro salute, ma anche il loro futuro”.  

Babou Rukengeza esorta “una risposta rapida, ben finanziata e coordinata, essenziale per fermare la diffusione dell’Ebola, mantenere i servizi essenziali e garantire sicurezza, protezione e apprendimento durante l’epidemia. Abbiamo bisogno di interventi urgenti e di finanziamenti flessibili immediati – evidenzia – per ampliare la risposta sanitaria e rafforzare la prevenzione e il controllo delle infezioni, garantendo al contempo che bambini e famiglie possano accedere a protezione, istruzione e servizi essenziali per salvare vite umane e ridurre l’impatto a lungo termine sulle comunità”. 

“Almeno il 25% dei decessi confermati per Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) riguarda minori”. Lo sottolinea Save the Children, insieme alla “urgente necessità di potenziare i servizi sanitari e le misure di prevenzione delle infezioni per proteggere bambini e adolescenti”. L’organizzazione evidenzia che “gli ultimi dati governativi pubblicati oggi mostrano che i minori rappresentano il 25% dei 17 decessi confermati per Ebola, sebbene il numero reale di casi sia probabilmente significativamente più alto, poiché questa cifra include solo persone di età inferiore ai 15 anni e solo i casi confermati. Di questi decessi, il 14% riguarda bambini di età inferiore ai 5 anni. Circa 1.077 persone sono attualmente sospettate di aver contratto l’Ebola – riporta Save the Children – con 238 decessi sospetti dall’inizio dell’epidemia, dichiarata il 15 maggio. Bambini e giovani di età inferiore ai 19 anni rappresentano 17 dei 121 casi confermati di Ebola, ovvero il 14%”. 

Il numero di casi sospetti, osserva l’organizzazione, “supera già un terzo di tutti i casi confermati della più grande epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo nella storia recente, in cui si sono registrati 3.262 casi confermati e 2.232 decessi, il 28% dei quali riguardava minori. Sebbene l’epidemia sia stata dichiarata 11 giorni fa, si teme che il numero di decessi e contagi sia molto più elevato, con il probabile primo caso indice che si sarebbe verificato nei primi mesi dell’anno, alimentando le preoccupazioni per una prolungata trasmissione non rilevata nella comunità”. In questo quadro, “i bambini sono tra i gruppi più vulnerabili in questa epidemia. Oltre ad essere esposti al rischio diretto di infezione, devono affrontare gravi conseguenze indirette come l’interruzione dei servizi sanitari e nutrizionali essenziali, la perdita dei genitori e delle figure di riferimento, il mancato accesso alle scuole, lo stigma, il disagio psicosociale e maggiori rischi per la loro protezione”, rimarca Save the Children i cui opratori “hanno già segnalato almeno 2 bambini che hanno perso i genitori a causa dell’Ebola e necessitano di assistenza urgente”. L’organizzione ricorda inoltre che “l’attuale epidemia di Ebola rappresenta l’ennesima crisi per la Repubblica Democratica del Congo, già duramente colpita quest’anno dal conflitto, travolta da una delle più gravi crisi umanitarie al mondo, con 5,6 milioni di sfollati interni, di cui circa 2,5 milioni di minori, e 15 milioni di persone – quasi 1 su 7 – bisognose di assistenza umanitaria”. 

 

Save the Children – si legge in una nota – ha fornito cloro alle autorità sanitarie di Bunia per la decontaminazione delle strutture e latte terapeutico a un centro per bambini malnutriti e madri che allattano sospettate di essere affette dal virus Ebola. L’organizzazione si sta inoltre adoperando per dotare le strutture sanitarie di dispositivi di protezione individuale, unità di triage e infrastrutture per la prevenzione delle infezioni e il lavaggio delle mani, supportando al contempo l’individuazione attiva dei casi e il tracciamento dei contatti nelle comunità e nelle strutture sanitarie. Ciò include la formazione di operatori sanitari di comunità e insegnanti sull’individuazione del virus e sull’indirizzamento ai servizi sanitari, nonché la fornitura di kit igienici di emergenza e termometri.  

Save the Children ha iniziato a operare nella Repubblica Democratica del Congo nel 1994 e attualmente collabora con 13 partner locali, oltre a organizzazioni internazionali e autorità governative, per fornire supporto salvavita in materia di salute, nutrizione, istruzione, protezione dell’infanzia, sicurezza alimentare, acqua, servizi igienico-sanitari e igiene per i bambini e le loro famiglie. 

Intanto l’Uganda ha chiuso temporaneamente i confini con la Repubblica Democratica del Congo di fronte “alla diffusone crescente” dell’epidemia di Ebola nel Paese vicino. Lo ha reso noto un responsabile del ministero della Salute dell’Uganda. 

La frontiera resta aperta solo per lo staff impegnato nell’emergenza, per gli aiuti umanitari e il trasporto di forniture alimentari e merci e a componenti delle forze di sicurezza, a determinate condizioni. Le persone in arrivo in Uganda dalla Repubblica Democratica del Congo dovranno rispettare un periodo di quarantena di 21 giorni, è stato precisato durante una conferenza stampa. 

—

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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