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mediasud > Blog > Ultim’ora > Iran-Usa, si tratta su Hormuz: tra distensione e rischio ‘incubo logistico’
Ultim’ora

Iran-Usa, si tratta su Hormuz: tra distensione e rischio ‘incubo logistico’

viviana miccolis
Last updated: Maggio 25, 2026 10:05 pm
viviana miccolis
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(Adnkronos) – La possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, inserita tra i punti del memorandum d’intesa in discussione tra le parti, viene letta come un segnale di allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Ma, secondo analisi rilanciate dalla Cnn, la fine delle ostilità non coinciderebbe affatto con un ritorno rapido alla normalità. L’emittente americana definisce infatti la fase post-riapertura un vero e proprio “incubo logistico”, sottolineando come il sistema del trasporto petrolifero nel Golfo richieda una complessa sequenza di operazioni prima di tornare a regime. 

Nel Golfo, infatti, restano bloccate altre 160 petroliere, con circa 170 milioni di barili di greggio a bordo. Prima ancora di parlare di piena riapertura, queste navi dovranno defluire dallo stretto e liberare i corridoi di transito: un’operazione lenta, complessa e condizionata dalle capacità portuali e dalla sicurezza della navigazione. Secondo gli analisti di Kpler, il ripristino completo del traffico potrebbe richiedere fino a tre mesi. 

Il secondo nodo riguarda le scorte accumulate a terra durante il blocco. Raffinerie e depositi si sono progressivamente saturati, perché il petrolio estratto non poteva essere spedito. Prima di riportare la produzione ai livelli ordinari, sarà necessario smaltire questi stock, rallentando ulteriormente la ripresa del sistema.  

Terzo passaggio, il più delicato: il riavvio dei pozzi nel Medio Oriente. Dopo settimane di stop o produzione ridotta, gli impianti non possono essere semplicemente riaccesi. Servono interventi graduali e tecnicamente complessi per ristabilire pressioni, flussi e condizioni di sicurezza nei giacimenti. 

Infine, resta il capitolo delle infrastrutture danneggiate durante il conflitto: raffinerie, impianti energetici e nodi logistici che richiederanno mesi, se non anni, per tornare pienamente operativi. Per questo, anche con Hormuz formalmente riaperto, gli analisti avvertono che il sistema energetico globale resterà sotto pressione. 

 

Washington e Teheran starebbero discutendo un piano che prevede di riaprire lo Stretto 30 giorni dopo aver raggiunto un’intesa, rivela, citando una fonte diplomatica mediorientale, il quotidiano finanziario Nikkei. 

Un alto funzionario statunitense aveva precedentemente affermato che l’Iran avrebbe acconsentito “in linea di principio” alla riapertura dello Stretto – bloccato al traffico commerciale per la maggior parte della guerra – in cambio della revoca del blocco statunitense dei porti iraniani. Ci sarebbero poi 60 giorni per raggiungere un accordo definitivo. 

 

L’apertura dello Stretto avverrà ”in fasi”, ha dichiarato intqnro un funzionario iraniano a condizione di anonimato al Washington Post. Nella prima fase, ha spiegato, gli Stati Uniti sbloccheranno 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, inizieranno le operazioni di sminamento nello Stretto e verrà revocato il blocco statunitense. Non vengono fatte previsioni su quando lo Stretto tornerà navigabile, ma un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha presentato al Washington Post il nuovo accordo come un mezzo per “alleviare i costi del carburante per le famiglie americane “. A condizione di anonimato, il funzionario ha affermato che l’attuale blocco statunitense verrà “allentato proporzionalmente” con l’apertura dello Stretto. Inoltre i beni congelati non saranno sbloccati finché Teheran non inizierà a cedere il suo uranio altamente arricchito. 

Nel frattempo un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha spiegato al Washington Post che è già stato messo a punto un “quadro di riferimento” che estende la tregua di 60 giorni in attesa che le parti raggiungano un “accordo definitivo” per porre fine alla guerra. Al momento nessun documento è stato ancora firmato e non è chiaro quanto l’accordo quadro sia vincolante, ha precisato il funzionario. In ogni caso la garanzia è che tutti ”cessino i combattimenti nella regione”, ha aggiunto la fonte, garantendo al contempo il diritto di Israele di ”agire contro le minacce imminenti”. 

Un diplomatico ben informato ha spiegato che l’ultima proposta è in attesa dell’approvazione dell’Iran. La proposta, ha precisato, prevede che una volta firmato il memorandum d’intesa l’Iran riapra immediatamente lo Stretto di Hormuz e garantisca che il traffico marittimo torni alle condizioni prebelliche entro 30 giorni. L’Iran, gli Stati Uniti e i loro alleati porranno inoltre immediatamente fine alle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano. Nella proposta, ha spiegato il diplomatico, c’è anche la richiesta che l’Iran mantenga il suo impegno a non sviluppare mai armi nucleari e che le sue scorte di materiale arricchito vengano smaltite secondo un metodo concordato. 

Citando un alto funzionario dell’Amministrazione Usa, il Washington Post spiega che il memorandum d’intesa “impegna” gli iraniani a non dotarsi di armi nucleari e prevede la “rinuncia alla polvere nucleare”, ossia le scorte di uranio altamente arricchito. Nei prossimi due mesi le due parti discuteranno “il meccanismo” per raggiungere tale obiettivo, ha aggiunto. 

—

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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