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Italiani morti alle Maldive, l’ipotesi: “Uno in difficoltà, gli altri in soccorso”

viviana miccolis
Last updated: Maggio 15, 2026 12:01 pm
viviana miccolis

(Adnkronos) – Dopo la morte dei cinque sub italiani alle Maldive, avvenuta durante l’esplorazione di grotte a oltre 60 metri di profondità, arrivano le prime ipotesi su quanto potrebbe essere accaduto e sui motivi che avrebbero dato il via alla tragedia. “Dalle poche informazioni disponibili sappiamo che i cinque sub erano esperti, formati e autorizzati dalle autorità maldiviane. Non erano sub ‘creativi’, persone che prendono l’aereo e fanno immersioni nel weekend, ma professionisti impegnati in un programma di ricerca scientifica. L’immersione era in una grotta, che alle Maldive significa spesso piccoli anfratti, quindi è improbabile che abbiano esaurito la miscela respiratoria all’interno. In quel momento, però, era attiva un’allerta gialla e le correnti possono essere molto forti, arrivando a spingere verso il basso come una centrifuga. E’ possibile che uno di loro sia andato in difficoltà, che gli altri siano intervenuti per aiutarlo consumando rapidamente l’aria e che siano poi stati trascinati via dalla corrente”. Così all’Adnkronos Salute Pasquale Longobardi, direttore sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna e vicepresidente della Simsi, Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, sull’ipotesi legata al decesso dei 5 subacquei italiani alle Maldive.  

“Tutte le immersioni devono essere programmate – spiega – Alle Maldive non è consentito per legge immergersi a 50 metri di profondità, ma a loro era stata concessa un’autorizzazione specifica. Quando si scende a quelle profondità bisogna pianificare con attenzione anche la miscela di gas respirata. In genere si utilizza aria, ma nel caso dei cinque sub italiani è possibile che sia stato impiegato nitrox, una miscela di azoto e ossigeno. Il nitrox aumenta la quantità di ossigeno nelle bombole e riduce il rischio di incidenti da decompressione, ma non dovrebbe essere usato oltre i 40 metri, perché può provocare convulsioni”, osserva Longobardi. 

L’esperto richiama poi l’attenzione anche su eventuali problemi tecnici: “Quando vengono caricate le bombole, un difetto del compressore può provocare un’intossicazione da monossido di carbonio, il cosiddetto ‘veleno bianco’, che è inodore. Tuttavia, stiamo parlando sub molto esperti, due di loro erano istruttori, quindi è difficile pensare a un errore nella scelta del gas o a una violazione, anche involontaria, delle normative maldiviane”, ragiona Longobardi. “Alle Maldive – precisa – per legge non ci si può immergere oltre i 30 metri; se lo si fa bisogna utilizzare aria, mentre nel resto del mondo, Italia compresa, a quelle profondità si usano normalmente miscele contenenti elio”.  

Secondo il vicepresidente Simsi, “immergersi in sicurezza è possibile scegliendo la miscela corretta”. Per fare chiarezza sulla tragedia “molto dipenderà dall’analisi delle attrezzature, una volta recuperate. Al momento è stato ritrovato un solo sub – ricorda – mentre gli altri potrebbero essere stati trascinati via dalla corrente. Se nelle bombole c’era aria, allora la causa della morte difficilmente sarebbe attribuibile a un errore di programmazione dell’immersione”. 

Per Longobardi, però, l’ipotesi più plausibile resta quella di un malore legato alle condizioni del mare. “Basterà analizzare i computer subacquei che avevano con sé per ricostruire il profilo dell’immersione: capire se fossero realmente a 50 metri, se siano scesi ancora di più oppure se fossero già risaliti verso i 30 metri. Ma, allo stato attuale, questa mi sembra l’ipotesi più plausibile”, conclude.  

—

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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