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Monito del Papa: “Non si chiami ‘difesa’ il riarmo che depaupera investimenti in educazione e salute”

viviana miccolis
Last updated: Maggio 14, 2026 10:39 am
viviana miccolis

(Adnkronos) – “Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Così Papa Leone in un passaggio del lungo discorso tenuto oggi, giovedì 14 maggio, all’Università La Sapienza di Roma.  

“Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”, il mandato di Leone agli studenti che applaudono. Il Papa incoraggia gli studenti della Sapienza “a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia”.  

Quindi prosegue Leone, “vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare”.  

“Gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con diversi maestri del pensiero – dice Leone nel suo intervento- sono promessa di ciò che può cambiare in meglio noi stessi, prima ancora che la realtà attorno a noi. Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”. 

“A chi è più adulto il malessere giovanile domanda ‘che mondo stiamo lasciando?’. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”, afferma Prevos che mette in guardia: “La semplificazione che costruisce nemici va corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria”. 

“In particolare – osserva – il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido ‘mai più la guerra!’ dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali”. 

E il Pontefice mette in guardia anche dall’Ia al servizio della guerra. “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran – denuncia Leone senza mezzi termini – descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”. Da qui il monito: “Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”. Il passaggio è stato particolarmente applaudito. 

Prevost si è poi rivolto ai docenti. “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata”. In particolare, dice Leone, “voi docenti potete coltivare un proficuo contatto con le menti e i cuori dei giovani: si tratta di una responsabilità esigente, certo, ma entusiasmante. È di estrema importanza credere nei vostri studenti e nelle vostre studentesse. Perciò, domandatevi spesso: ho fiducia in loro?”. 

“Insegnare – scandisce – è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità”. 

“Che senso avrebbe d’altronde – chiede Prevost -formare un ricercatore o professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciò che non si può né si deve dominare? Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è. Attraverso le lezioni, i tirocini, l’interazione con la città, le tesi, i dottorati, ogni studente può sempre trovare motivazioni nuove, mettendo ordine tra studio e vita, tra strumenti e fini”. 

 

—

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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