In carcere Salvini o l’amante perduto?
Se foste magistrati, preferireste indagare su mariti fidanzati e amanti violenti o su amministratori pubblici in odore di concussione?
Secondo l’articolo 112 della Costituzione, dovreste fare l’uno e l’altro, ma è impossibile. Sulle scrivanie dei pubblici ministeri si accumulano decine di fascicoli, tra questi alcuni daranno seguito a indagini, altri resteranno lettera morta: facile preda della prescrizione. Scarsi i mezzi e le risorse umane.
Tutto, da tempo, è affidato alla arbitrarietà di Procure e pm. Per questa ragione ieri, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha lanciato la sua sfida: un colpo di spugna costituzionale sulla obbligatorietà dell’azione penale.
Dunque, bando all’ipocrisia, ci sta bene, ma a questo punto, è inevitabile porsi un problema: chi può indirizzare l’organo requirente? Secondo la Corte Costituzionale dovrebbe farlo il Parlamento, ma finora non è mai avvenuto. Secondo le toghe, in special modo quelle rosse, deve farlo il CSM. L’esperienza ed il buon senso ci spingono a cestinare questa ipotesi. Uno che dice: “Salvini ha perfettamente ragione ma bisogna colpirlo…“, potrebbe mai preoccuparsi di un furioso spasimante respinto?
L’opus
