In occasione dell’anniversario della tragica scomparsa di Aldo Moro, il prossimo 9 maggio, alle ore 18:00, la Biblioteca Comunale “D’Addosio” di Capurso (BA) ospiterà il convegno “ALDO MORO: UNA PROSPETTIVA PER L’EUROPA E PER I GIOVANI”.
L’evento, organizzato nell’ambito delle attività di ricerca del CEDICLO (Centro di Documentazione e Cultura del Libro e della Lettura) dell’Università di Bari, coordinato da Laura Tafaro, si propone di ripercorrere lo straordinario legame che lo statista pugliese intratteneva con i suoi studenti e con le giovani generazioni.
Durante il convegno, sarà presentato il volume di Michele Indellicato dal titolo “L’UMANESIMO ETICO-GIURIDICO NEL PENSIERO DI ALDO MORO”, pubblicato da Cacucci nella Collana del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari Aldo Moro, di cui lo stesso Indellicato è Codirettore.
Tra gli interventi di rilievo, è prevista la partecipazione del Prof. Sebastiano Tafaro, Professore Onorario dell’Università di Bari, che offrirà il suo prezioso contributo alla riflessione sulla figura di Moro.
A moderare i lavori sarà il giornalista Vito Mirizzi.
L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per approfondire il pensiero di Aldo Moro, la sua visione politica e il suo costante impegno verso il futuro avendo particolare cura delle nuove generazioni.
Ma è importante soffermarsi sulla nota figura politica e umana dello statista pugliese Aldo Moro, figura centrale nella storia politica italiana del secondo dopoguerra. Intellettuale raffinato, giurista di prestigio e politico di acuta intelligenza, Moro incarnò una fase cruciale della Repubblica, segnata da profondi cambiamenti sociali e politici. La sua tragica fine, avvenuta per mano delle Brigate Rosse, rimane una ferita ancora aperta nel tessuto della coscienza nazionale.
Nato a Maglie, in Puglia, Moro intraprese una brillante carriera accademica, diventando professore di Diritto penale e Filosofia del diritto. La sua passione per la politica lo portò ad aderire alla Democrazia Cristiana (DC), partito di cui divenne uno dei leader più autorevoli e innovativi.
La sua visione politica era improntata al dialogo e alla ricerca di un equilibrio tra le diverse forze sociali e ideologiche del Paese. Moro fu un convinto sostenitore del centrismo e, successivamente, dell’apertura a sinistra, intuendo la necessità di includere le istanze del Partito Socialista Italiano (PSI) nella maggioranza di governo per garantire stabilità e progresso all’Italia. Questa strategia politica, concretizzatasi con la formazione dei governi di centrosinistra, segnò una svolta fondamentale nella storia repubblicana, aprendo una stagione di riforme sociali ed economiche.
Moro ricoprì più volte la carica di Presidente del Consiglio, guidando il Paese in anni di importanti trasformazioni. La sua leadership fu caratterizzata da una profonda capacità di mediazione e da una costante attenzione alle dinamiche internazionali, in un contesto di Guerra Fredda che vedeva l’Italia collocarsi saldamente nel campo occidentale, pur mantenendo una vocazione al dialogo con il mondo arabo e i paesi non allineati.
Tuttavia, la sua visione politica più audace e controversa fu quella del compromesso storico con il Partito Comunista Italiano (PCI) di Enrico Berlinguer. In un periodo di forte polarizzazione ideologica e di crescente violenza politica, Moro intuì la necessità di un dialogo tra le maggiori forze popolari del Paese per affrontare le sfide del momento e scongiurare derive autoritarie. Questa sua apertura, pur animata da un profondo senso di responsabilità nazionale, incontrò forti resistenze e ostilità da parte di settori della DC, di forze politiche esterne e di poteri occulti.
Il 16 marzo 1978, Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse in via Fani a Roma, in un agguato in cui furono uccisi i cinque uomini della sua scorta. Durante i 55 giorni della sua prigionia, Moro scrisse toccanti lettere ai familiari, agli amici e ai dirigenti della DC, lanciando appelli accorati per una trattativa che potesse salvarlo. Nonostante le suppliche e le mobilitazioni dell’opinione pubblica, lo Stato rimase fermo nel rifiuto di cedere al ricatto terroristico, in nome della difesa delle istituzioni e del principio di non negoziabilità con il terrorismo.
Il 9 maggio 1978, il corpo senza vita di Aldo Moro fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani, a pochi passi dalle sedi della DC e del PCI. La sua morte rappresentò un trauma profondo per l’Italia, segnando un punto di svolta drammatico nella lotta al terrorismo e lasciando interrogativi ancora aperti sulle dinamiche e le responsabilità di quegli anni bui.
La figura di Aldo Moro continua a essere oggetto di riflessione e dibattito. La sua lucidità politica, la sua capacità di visione e il suo tragico destino ne fanno un simbolo delle contraddizioni e delle complessità della storia italiana contemporanea. Il suo sacrificio rimane un monito sulla fragilità della democrazia e sulla necessità di difendere sempre i valori del dialogo, del rispetto e della convivenza civile. La sua eredità intellettuale e politica continua a ispirare chi crede nella possibilità di costruire un futuro di pace e giustizia per il nostro Paese.
In data 9 maggio verrà celebrata la figura preminente di Aldo Moro.L’ ingresso è libero.
Viviana Miccolis
