Lucia Carniel, autrice del seguitissimo blog “L’ultima Fetta”, ha immerso le mani e il palato nel cuore dell’Alto Adige, raccontando il tradizionale mercato del pane e dello strudel di Bressanone. Un’ode alla tradizione e alla genuinità del marchio di qualità che celebra la panificazione come un vero e proprio rito.
C’è un profumo che in Alto Adige si respira solo in autunno, ed è un’essenza inebriante di farina, spezie e alta montagna. È il profumo della Festa del Pane e dello Strudel di Bressanone, un appuntamento che, come racconta la food blogger Lucia Carniel de “L’ultima Fetta”, si trasforma in un vero e proprio “momento rituale”.
Piazza Duomo, per l’occasione, abbandona la sua solita quiete per diventare un “forno a cielo aperto”, un teatro di sapori e gesti antichi che affondano le radici nella storia gastronomica locale.
La blogger, nota per la sua capacità di trasformare la narrazione culinaria in emozione, ha catturato l’essenza di questo evento, sottolineando come l’esperienza vada ben oltre la semplice degustazione. “Se pensavate che l’aria di montagna fosse una cosa buona, immaginate cosa dev’essere l’aria di pane e montagna,” commenta Carniel, sintetizzando in un’immagine la fusione perfetta tra paesaggio alpino e arte bianca.
Il cuore pulsante della festa è l’incontro con i migliori panettieri e pasticceri altoatesini, veri e propri “sacerdoti” di una tradizione tramandata di generazione in generazione.
Carniel li descrive come custodi di un’antica “liturgia”, ciascuno portatore di una “verità che ha profonde radici nel passato”.
Il viaggio attraverso le specialità è un percorso geografico che rivela la diversità della regione. Dalla Val Pusteria arrivano le sue pagnotte scure, descritte come “compatte come rocce”, a testimonianza di una panificazione rustica e robusta.
Dalla Val Venosta, invece, giungono pani più “leggeri, a volte dolci per via delle mele o delle pere”, a sottolineare l’influenza dei frutteti di valle.
Protagonista indiscusso, accanto al pane, è ovviamente lo Strudel. Lucia Carniel rompe un luogo comune, celebrando la versatilità di questo dolce iconico. Non solo pasta frolla: “Qui semmai si fa bene, in tutte le sue forme”, evidenziando come l’eccellenza altoatesina si manifesti in ogni tipo di impasto, capace di “incantare meglio di un canto di sirena”.
Ma l’offerta gastronomica si estende ben oltre i dolci più celebri. La food blogger descrive un vero e proprio banchetto di tentazioni che spazia dal dolce al salato, rendendo difficile la scelta: “cuori di castagna al cioccolato e panna, torte di pane e mele, frittelle di patate, canederli di albicocca, Tirtlan farciti, Buchteln che affondano nella crema, Linzer, fagottini alle mele. E cento ne sto dimenticando.” Un bottino di prelibatezze che, confessa la blogger, l’ha fatta tornare a casa a Treviso “con la borsa piena”.
L’esperienza a Bressanone si è rivelata per Lucia Carniel non solo una scoperta culinaria, ma anche una profonda comprensione del concetto di autenticità. Il viaggio si chiude con una riflessione sul Marchio di Qualità Alto Adige. “Mai come oggi ho capito che non è un bollino: è la certezza che quello che mangi nasce qui, cresce qui, e qui torna, come un cerchio perfetto.”
Una filiera corta e tracciata, dove ogni ingrediente è espressione diretta del territorio. Questa consapevolezza, sottolinea la blogger, ha trasformato l’evento in un’esperienza di vita autentica, dove “gesti che parlano più delle parole” hanno offerto l’unico finale possibile a un viaggio tra le vette del gusto.
L’appuntamento con Bressanone e i suoi segreti di panificazione si conferma così un must per tutti gli amanti della gastronomia di qualità e della cultura alpina.
VIVIANA MICCOLIS
ph. Lucia Carniel
