di L’opus (Mimmo Loperfido)
Nella hall del Nicolaus di Bari riecheggiano ancora le ultime note del rituale Concerto di Natale di Paolo Lepore, la sua Jazz Studio Orchestra e del coro del Faro. note che vanno oltre l’intrattenimento. Per questi artisti la musica è impegno collettivo, ricerca, disciplina.
Quello del 2025 è stato un concerto speciale: cinquanta candeline per un’orchestra capace di attraversare il tempo rinnovandosi senza perdere identità. Cinquant’anni di lavoro, studio, rigore, palchi e tournée, ma soprattutto di valorizzazione dei migliori talenti cresciuti alla corte del Maestro.Tra le specialità della casa, la libertà, che ogni musicista deve avere nel proprio DNA, sempre incardinata in una visione precisa: la musica come professione e come atto d’amore.
Il cammino di Lepore inizia nel 1964, tra gli spartiti sgualciti dell’epoca beat, quando piazze e discoteche pugliesi erano veri laboratori culturali, affollati da giovani in cerca di suoni nuovi. Sono gli anni dell’epopea degli Hugu Tugu, complesso coevo e rivale degli evergreen “i Pooh”. Formazioni che crescono misurandosi con una scena viva e competitiva, dove ogni serata è una prova generale e ogni palco una laurea conquistata a pieni voti con gli applausi.
Mentre“i Pooh“, amici-rivali scalano le cronache del successo narrando le innocenti delusioni della piccola Ketty talvolta avvolgendosi nelle pagine del corriere della Sera, Paolo e la sua combriccola si affermano con pari dignità. purtroppo, però, un destino ingeneroso frena un’ascesa che meritava di essere inarrestabile, ma lasciano un segno indelebile: alle prime Cottarelle, i giovani in ogni angolo della penisola, con gliHugu Tugu si chiedono “Qual è il colore dell’amore?”, successo straripante che Lepore farebbe bene, di tanto in tanto, a rievocare e ravvivare nei suoi concerti. E da lì che prende forma il lungo viaggio che lo porterà a essere direttore, arrangiatore, guida, leader carismatico.
Da allora la sua orchestra diventa una casa musicale in movimento. L’Europa è l’orizzonte naturale: festival, teatri, rassegne internazionali. Ovunque, un suono riconoscibile, pieno ed elegante, capace di tenere insieme rigore orchestrale e anima jazz. Lepore non dirige soltanto: costruisce equilibri, educa all’ascolto, trasforma un insieme di musicisti in un unico respiro.
Negli ultimi tredici anni, l’ennesima intuizione felice: il Coro del Faro. Un progetto artistico e culturale che socializza e coinvolge voci diverse per età, censo ed esperienza: una inimmaginabile aggregazione che improvvisamente scopre il proprio talento: tutti uniti da un’idea mai sospettata di musica condivisa. Un faro, appunto, che illumina e orienta.
Paolo Lepore è questo: un Maestro che non ha mai smesso di andare avanti, portando il Sud al centro della musica europea e continuando, con orchestra e coro, a far brillare le più belle musiche del mondo.
L’opus
