di Maria Caravella
C’è una giornata del BIF&ST 2026 che più di altre sembra parlare direttamente a Bari. È quella di mercoledì 25 marzo, una delle più ricche e simboliche dell’intero festival, capace di unire grandi nomi del cinema, retrospettive d’autore, incontri con il pubblico e soprattutto un momento che, per la città, ha il sapore dell’affetto autentico: la premiazione di Luisa Ranieri al Teatro Petruzzelli.
Il programma è fitto fin dalle prime ore del mattino. Al Petruzzelli, alle 9.30, spazio a Hostiles di Scott Cooper, seguito dall’incontro con Wes Studi, mentre il Teatro Kursaal Santalucia ospita Un anno di scuola di Laura Samani. Nel pomeriggio, ancora cinema d’autore e concorsi con Sorda e La petite dernière, mentre al Multicinema Galleria si alternano appuntamenti dedicati a Giuseppe Tornatore, Sophie Chiarello, al concorso cortometraggi e a nuove opere italiane e internazionali. Una giornata, insomma, costruita su una pluralità di sguardi, ma che trova il suo centro emotivo proprio nel pomeriggio del Petruzzelli.

Alle 18.00, infatti, il festival consegna a Luisa Ranieri il Premio BIF&ST Arte del Cinema, prima dell’incontro pubblico che la vede protagonista di uno dei momenti più attesi della manifestazione. Ed è difficile immaginare un riconoscimento più sentito, più “naturale”, in una città che da anni la considera ormai una presenza familiare.
Per Bari, Luisa Ranieri non è soltanto una delle attrici più intense ed eleganti del panorama italiano. È anche, e forse soprattutto, il volto che ha saputo restituire al grande pubblico il fascino, la luce e l’anima della città attraverso Lolita Lobosco, personaggio amatissimo della fiction televisiva ambientata proprio nel capoluogo pugliese. Con quella interpretazione, Ranieri ha saputo instaurare con Bari un rapporto raro: non di semplice rappresentazione, ma di vera sintonia.
Nel suo modo di abitare la scena, di attraversare i vicoli del centro, il lungomare, i quartieri e le atmosfere della città, l’attrice ha finito per incarnare un’immagine di Bari forte, femminile, contemporanea, passionale e insieme popolare. Una Bari che si riconosce, che si lascia raccontare, ma che soprattutto si sente rispettata. E il pubblico barese questo lo ha percepito con chiarezza, restituendole nel tempo un affetto sincero, mai di circostanza.

Non stupisce, allora, che proprio in occasione del BIF&ST l’accoglienza nei suoi confronti si annunci tra le più calorose dell’intero festival. Bari, quando riconosce qualcuno come “uno dei suoi”, sa essere travolgente. E Luisa Ranieri, in questa città, non arriva come una semplice ospite da red carpet: arriva come una figura ormai entrata nell’immaginario collettivo locale, quasi una presenza di casa, capace di accendere entusiasmo, orgoglio e partecipazione.
Il valore della sua presenza, dunque, va oltre il premio. È il segno di un legame che il cinema e la televisione, quando incontrano davvero i luoghi e le persone, possono costruire in modo profondo. In un festival che celebra il cinema come linguaggio vivo, la sua figura diventa il simbolo perfetto di questo dialogo tra schermo e territorio.
La serata del Petruzzelli prosegue poi con il Premio BIF&ST Arte del Cinema a Wes Studi, il Premio per il Cinema Indipendente “Nico Cirasola” a Sophie Chiarello, la performance “Native Paths” con Emanuele Arciuli e Wes Studi, e infine la proiezione di “Nel tepore del ballo” di Pupi Avati, con la presenza in sala del regista e di interpreti come Massimo Ghini, Isabella Ferrari e Lina Sastri.
Ma in una giornata così densa, così importante e così ricca di nomi, è molto probabile che il cuore emotivo resti proprio lì: nell’abbraccio tra Luisa Ranieri e Bari, in quel sentimento reciproco che il pubblico sa trasformare in applauso, partecipazione e gratitudine. Perché a volte i festival non premiano solo il talento. Premiano anche i legami. E questo, tra Luisa Ranieri e Bari, è ormai uno dei più belli.
