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mediasud > Blog > Ultim’ora > Farmaci, italiani pronti a donare plasma ma solo 2 su 10 sanno cosa sia, indagine
Ultim’ora

Farmaci, italiani pronti a donare plasma ma solo 2 su 10 sanno cosa sia, indagine

viviana miccolis
Last updated: Maggio 14, 2026 1:46 pm
viviana miccolis
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(Adnkronos) – Il plasma rappresenta una risorsa strategica per la salute pubblica, alla base della produzione di farmaci plasmaderivati salvavita utilizzati nel trattamento di malattie rare e gravi, ma rimane ancora poco conosciuto dagli italiani. E’ quanto emerge da una recente indagine condotta dall’Istituto Piepoli e commissionata da Takeda Italia, presentata oggi a Roma nel corso di un evento promosso su iniziativa del vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. Secondo la ricerca, 7 italiani su 10 si dichiarano disponibili a donare plasma nei prossimi 12 mesi se avessero maggiori informazioni sul suo utilizzo; la percentuale sale all’83% tra i donatori. In un contesto di crescente fabbisogno di farmaci plasmaderivati, questi dati sollevano un tema di sicurezza sanitaria che riguarda direttamente la capacità del Paese di garantire continuità di cura. Accanto all’informazione, emergono come decisive anche le leve organizzative: facilità di accesso ai centri, strumenti di prenotazione e servizi aggiuntivi risultano molto più rilevanti degli incentivi economici. 

L’indagine – realizzata a marzo 2026 su un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana e su un campione di donatori – mostra come alla forte consapevolezza dell’importanza del plasma non corrisponda un livello di informazione adeguato. Il 95% degli italiani considera infatti il plasma una risorsa fondamentale per la cura dei pazienti, ma solo 2 cittadini su 10 sanno realmente cosa sia e solo il 23% si dichiara informato sul suo effettivo utilizzo. Anche tra i donatori, la conoscenza della filiera risulta spesso incompleta. In particolare, solo 1 italiano su 3 sa che il plasma non può essere prodotto artificialmente, mentre 2 cittadini su 3 non sanno che una quota significativa del plasma utilizzato in Italia proviene dall’estero. Quando questa informazione viene resa esplicita, cresce in modo netto la percezione del rischio per i pazienti e per il Servizio sanitario nazionale, evidenziando una vulnerabilità strutturale che richiede attenzione. “Gli italiani – ha spiegato Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli – sanno che il plasma è importante, ma spesso non sanno bene a cosa serve e perché sia così prezioso. Forse proprio per questo in tanti si dicono disponibili a donarlo, ma in pochi alla fine donano davvero. Insomma, serve più informazione: spiegare meglio il valore del plasma significa aiutare più persone a donare e rafforzare una risorsa essenziale per la sicurezza sanitaria del Paese”.  

Dalla survey – è emerso dall’incontro – risulta con chiarezza che la criticità non risiede nella mancanza di disponibilità dei cittadini, ma nell’assenza di un’azione sistemica capace di informare, facilitare e attivare il sistema delle donazioni. Un passaggio fondamentale per aumentare la consapevolezza dell’importanza del plasma e consentire anche all’Italia di raggiungere e consolidare l’autosufficienza necessaria a rispondere al fabbisogno crescente di medicinali plasmaderivati. Durante il dibattito è stato sottolineato anche il ruolo centrale delle istituzioni nella promozione della donazione di plasma come responsabilità pubblica. “Il tema del plasma chiama direttamente le istituzioni a una responsabilità verso la sicurezza sanitaria del Paese. Garantire l’autosufficienza significa proteggere la continuità delle cure e ridurre vulnerabilità che oggi incidono sulla resilienza del sistema. E’ necessario agire in modo coerente con le indicazioni europee sui medicinali critici, che richiamano gli Stati membri a presidiare e rafforzare le filiere strategiche per la salute pubblica”, ha dichiarato Mulè in un messaggio agli organizzatori. 

Garantire l’autosufficienza nazionale di plasma – è stato più volte ribadito – richiede scelte di policy coordinate, orientate al lungo periodo e integrate nella strategia complessiva di sicurezza del Servizio sanitario nazionale. “La disponibilità di plasma è un fattore determinante per garantire terapie salvavita e continuità assistenziale, soprattutto per i pazienti con patologie rare e gravi – ha sottolineato Francesco Carugi, presidente Gruppo aziende emoderivati Farmindustria (Gaef) – E’ necessario adottare un approccio sistemico che preveda interventi di breve, medio e lungo periodo, in grado di rendere la filiera più solida, sostenibile e meno esposta a dipendenze esterne”. 

Un ulteriore elemento chiave riguarda il luogo della donazione. Il centro trasfusionale ospedaliero è indicato come opzione preferenziale, a conferma del fatto che la donazione di plasma è percepita come un atto sanitario ad alta responsabilità, per il quale i cittadini ricercano un contesto strutturato e pienamente integrato nella rete dei servizi sanitari. “Ogni carenza di plasma si traduce in un rischio concreto per i pazienti. Investire su informazione, educazione, accessibilità e qualità organizzativa dei servizi significa rafforzare l’esigibilità del diritto alle cure e ridurre le disuguaglianze. Come in ogni ambito del servizio sanitario pubblico – ha evidenziato Tonino Aceti, prsidente di Salutequità – anche per la donazione le dimensioni della prossimità e della semplificazione nell’accesso al servizio possono produrre effetti positivi sulla disponibilità delle persone a donare”.  

Nel complesso, la ricerca dell’Istituto Piepoli delinea uno scenario chiaro: il potenziale per aumentare la donazione di plasma in Italia è già presente. Informazione strutturata, accessibilità e organizzazione dei servizi – si legge in una nota – possono consentire di trasformare questa disponibilità diffusa in una leva strutturale di sicurezza e resilienza per il Servizio sanitario nazionale, anche in relazione al ruolo essenziale dei plasmaderivati salvavita nel garantire continuità terapeutica ai pazienti. 

—

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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