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Carugi (Farmindustria): “Sistema italiano copre 60% fabbisogno plasmaderivati”

viviana miccolis
Last updated: Maggio 14, 2026 1:45 pm
viviana miccolis

(Adnkronos) – “La dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di plasma rappresenta un elemento critico della filiera dei plasmaderivati”. Così all’Adnkronos Salute Francesco Carugi, presidente Gruppo aziende emoderivati Farmindustria (Gaef), durante la presentazione – oggi a Roma – della ricerca dell’Istituto Piepoli commissionata da Takeda Italia sulla consapevolezza degli italiani rispetto all’importanza del plasma. “In Italia il sistema di autosufficienza raccoglie circa 900 tonnellate di plasma all’anno – ha spiegato Carugi – ma questa quantità non è sufficiente a coprire interamente il fabbisogno nazionale di farmaci plasmaderivati. Attualmente il piano di autosufficienza riesce a soddisfare circa il 60% della domanda, mentre il restante fabbisogno viene coperto con plasma proveniente dall’estero”.  

Secondo Carugi, il tema è destinato a diventare sempre più rilevante perché “la domanda di plasmaderivati è in continua crescita, sia per l’invecchiamento della popolazione sia per le nuove indicazioni terapeutiche sviluppate grazie alla ricerca. Una situazione che rende necessario monitorare con attenzione la dipendenza dalle forniture internazionali e rafforzare l’attrattività dell’Italia come Paese di destinazione dei plasmaderivati”. Il presidente del Gaef ha inoltre sottolineato come “eventuali carenze di plasma abbiano un impatto diretto soprattutto sui pazienti affetti da malattie rare e gravi: i plasmaderivati sono essenziali per il trattamento di patologie come le immunodeficienze primitive e secondarie, l’angioedema ereditario, il deficit di alfa-1 antitripsina e alcune carenze dei fattori della coagulazione. In molti casi – ha precisato – si tratta di terapie salvavita; in altri, di farmaci fondamentali per garantire una migliore qualità della vita”. 

“Per rafforzare la filiera”, ha suggerito Carugi, “è necessario aumentare la resilienza del sistema: il plasma non può essere sintetizzato in laboratorio e dipende esclusivamente dalla donazione volontaria. Si tratta quindi di una materia prima limitata e profondamente diversa da quelle utilizzate nell’industria chimica tradizionale”. Da qui la necessità di una “maggiore programmazione istituzionale, attraverso tavoli tecnici che coinvolgano aziende, Centro nazionale sangue, Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e decisori politici”. Tra le priorità indicate anche la semplificazione del sistema delle donazioni, con strumenti in grado di rendere la donazione “più semplice e accessibile”, e investimenti industriali per migliorare i processi produttivi e aumentare la resa dei plasmaderivati a parità di plasma raccolto. Infine, Carugi ha richiamato il tema della sostenibilità economica della filiera. “La disponibilità delle terapie è strettamente legata agli aspetti economici. La domanda globale di plasmaderivati cresce costantemente e questo alimenta una forte competizione internazionale nell’allocazione dei prodotti”. In questo contesto, ha osservato, alcuni Paesi stanno già adottando misure di tutela: “La Germania, ad esempio, ha escluso i plasmaderivati da ulteriori tassazioni. Anche in Italia sarebbe fondamentale escluderli dalla spesa soggetta a tetto, rendendo il Paese più attrattivo per l’allocazione dei prodotti e rafforzando così il piano nazionale di autosufficienza”. 

—

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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