Per i ristoratori il piatto piange.

Giustificate evidentemente le proteste degli scorsi giorni: fatturato sotto il 40%.
I baristi se la stanno cavando a modo loro. Ai tavoli fanno sedere tutti, cani e porci. Con scarsa concentrazione, diciamo così, danno un’occhiata alle cartuccelle plastificate ma non osano sollevare obiezioni.

I turisti manifestano fastidio alla richiesta della carta verde e i camerieri non ce la fanno più ad assorbire moccoli in tutte le lingue. Pianto greco per le sale cinematografiche ma era prevedibile. Inatteso invece il flop delle arene.

Problemi anche per l’agroalimentare. L’altr’anno fermammo alla frontiera gli stagionali dell’est per via della pandemia. Quest’anno le intrecciate normative con gli altri Paesi pongono ostacoli di carattere sanitario e burocratico, non ultimo il terno al lotto delle quarantene . Risultato: tanta frutta sugli alberi poca gente a raccoglierla.
I gestori dei parchi divertimenti non si danno pace: “che centriamo noi con il Green pass, lavoriamo all’aperto…”.
Per tentare di fare cassetta si sono inventati il tampone gratuito. File chilometriche per genitori e ragazzi.

Concludiamo con un paradosso ai confini della realtà: i Novax inondano di prenotazioni pub, ristoranti, pizzerie e legittimamente occupano i migliori posti all’aperto, quindi, quando arrivano quelli col Green pass, senza nascondere il proprio disappunto finiscono nelle salette interne.
Non sembra un buon inizio per la rinascita economica.

L’opus

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