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EDIPUS a Mola di Bari

Riparte con l’“Edipus” di Testori “L’Occhio del Ciclone Theater”

 

Di Maria Caravella

 

Uno spettacolo teatrale che rivisita il noto testo di Sofocle e racconta di un capocomico abbandonato da tutti gli altri attori della sua compagnia.

Giovedì 9 settembre 2021 alle ore 20.45 nella corte all’aperto di Palazzo Pesce a Mola di Bari, la Compagnia Teatrale L’Occhio del Ciclone Theater porterà in scena “Edipus” di Giovanni Testori con l’attore Lino De Venuto e Gigi Carrino alla fisarmonica, regia di Gianfranco Groccia.
Protagonista assoluto sul palco Lino De Venuto, attore, regista, drammaturgo, conduttore di laboratori teatrali, sulle scene dal 1976.
Una serata forte e sfrontata all’insegna di un lessico di rottura che trae ispirazione dal corpo, portato in scena con la stessa audacia e carnalità delle tele di Francis Bacon.

 

Durante le prove abbiamo incontrato Lino De Venuto che gentilmente  ha risposto alle nostre domande.

 

D.: Come e quando è nata l’idea di questo spettacolo?

 

R.: E’ un’ idea di diversi anni fa. In passato ho già dedicato a Giovanni Testori incontri, letture sceniche (Nel ventre del Teatro), brevi performance. Ho avuto il piacere di fare la regia di Factum est, l’incredibile storia di un feto che rivendica il suo diritto alla vita e supplica i genitori a non sopprimerlo. Seguirà l’aborto! Un testo straordinario di grandissima attualità. Testori ha suscitato in me sempre un grande interesse.

D.:  La rivisitazione di questo  testo di Sofocle, che messaggio veicola agli uomini del nostro tempo?

 

R.: Il messaggio di fondo è sempre lo stesso, costante nella storia di tutti i tempi: la denuncia degli abusi, dei contorsionismi, delle atrocità del Potere di ieri (come di oggi). Laio, pur di garantire l’ordine nel suo Regno, non esita a sacrificare il figlio Edipus. L’appello di Testori nella parte finale del testo è un commovente invito ai cittadini, al popolo a scendere nelle piazze e nelle strade, ad unirsi, combattere e opporsi ad ogni forma di tirannia. E anche in questo caso, come molto spesso è accaduto e accade, l’appellante viene ucciso.

D.: In che modo e in quale registro, Testori  dà la sua personale     rivisitazione?

R.:  La singolarità della rivisitazione di Testori riguarda la modalità con cui viene proposta la storia di Edipo, raccontata da un capocomico-scarrozzante abbandonato da tutti gli altri attori della compagnia, costretto in una desolante solitudine a vestirsi e travestirsi nei vari ruoli (Laio, Giocasta, Edipo, Dioniso) per mettere in scena la tragedia. Una storia sorretta da un linguaggio teatrale di rottura, fortemente fisico e carnale (a Testori piaceva molto il pittore Francis Bacon), un impasto verbale di neologismi, di dialetto (il lombardo), di parole colte e di gergo metropolitano, di latino, di spagnolo, di citazioni, di incredibili invenzioni linguistiche. Nel mio adattamento ho inserito anche passi del vernacolo barese.

D.:  Come ha vissuto questo suo rientro  sulla scena dopo il lungo periodo di chiusura a causa della  pandemia?

R.: Come un ergastolano nel giorno in cui viene liberato e vede spalancarsi i cancelli della sua prigione. Una rinascita! Come uomo e anche come attore! Deciso più che mai a proporre un teatro per il quale valga la pena impegnarsi, nella linea di un spettacolo che sia di intrattenimento ma anche di servizio!

D.:  Che progetti ha per il suo futuro sulla scena  a breve e a lungo termine?

 

R.: L’altra sera ho debuttato con l’Occhio del Ciclone Theater nei panni di Arpagone nell’Avaro di Moliere (con la frizzante regia di Gianfranco Groccia), spettacolo per il quale sono già previste numerose repliche. Il 16 settembre sono a Bitonto come Voce Viaggiante nello spettacolo-concerto “Sì Viaggiare”, un tributo a Lucio Battisti. Nei primi mesi del 2022, Covid permettendo, conto di debuttare con uno spettacolo sul grandissimo Tiziano Terzani con la regia di Gianfranco Groccia che ringrazio per la sua disponibilità ad accogliere le mie avventurose proposte!

 

 

 

 

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