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Ridendo castigat mores

I rappers e le note stonate.
A marzo 2001 l’ex Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema,
trascinò in tribunale il vignettista più popolare del momento, Giorgio Forattini. Pomo della discordia una vignetta che a D’Alema sembrò particolarmente diffamatoria e offensiva.(ndr sul caso Mitrokin).
Impressionante il risarcimento chiesto da D’Alema: 3 miliardi in lire.
La pressione arteriosa di chi maneggiava tutti i giorni satira, sarcasmo e ironia, salì le stelle. Cosa stava accadendo? Da Atene a Roma in poi, tutte le civiltà (eccetto quelle di ispirazione islamica) hanno sempre riservato la massima clemenza a chi in un modo o nell’altro è impegnato a castigare costumi e potenti anche in modo assai licenzioso. Per fortuna la lite D’Alema Forattini si concluse con un paio di dichiarazioni assai concilianti seguite da una stretta di mano.
Oggi non è difficile sentire volgarità, parolacce e offese, inserite nel ritornello di una canzoncina o nella filastrocca di un rapper. Chi non ha provato imbarazzo ad ascoltare tali canzonacce in auto, mentre si è con figli o nipoti. Persino l’influente Fedez ha collezionato nel suo ricco repertorio allusioni e volgarità da caserma.
Se c’è stata fin qui massima tolleranza per chi castiga costumi e potenti sollecitando ilarità, dovremmo accettarla anche per chi lo fa cantando?
L’opus

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