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Sul palcoscenico del Piccinni: la paura di vivere de “il malato immaginario di Solfrizzi”

di Maria Caravella

Una scenografia realizzata in verticale, una casa con una scala a chiocciola, con una stanza l’una sull’altra che il protagonista attraversa con gran fatica. Un marchingegno che simula una torre, per la precisione una “torre d’Avorio” nella quale nascondersi per difendersi dal mondo che c’è fuori. Siamo al Teatro Piccinni di Bari dove Emilio Solfrizzi, gioca in casa con IL MALATO IMMAGINARIO di Molière, adattamento e regia di Guglielmo Ferro, inserito nel Cartellone del Teatro Pubblico Pugliese 2022. Nella versione di Ferro non ci sono balli o musiche dal vivo, come previsto nel testo originario, tutto ruota attorno alla performance di Argante e a quel carattere che ha reso celebre Molière, la nevrosi. Il malato immaginario è un uomo tra i cinquanta e i sessant’anni, un vecchio per il periodo in cui Moliere redige l’opera, quando la vita media difficilmente superava i 70 anni. Oggi, un uomo di quella età non è più un vecchio, ma una persona ancora nel pieno vigore fisico, impegnato nella vita lavorativa e in quella pubblica. Si tratta pertanto di un malato che ha più paura di vivere che di morire. Il “malato immaginario” oggi non è solo colui che vuole rifuggire alle sue responsabilità, come lo era per Moliere. L’Argante di Solfrizzi parte da un testo antico per condividere le problematiche di una società moderna, su cui incombe ancora la paura della pandemia, dove la gente si rifugia in casa, quasi a volersi proteggere dal mondo. Si ha paura di uscire, andare al cinema, a teatro, al ristorante e persino di fare una passeggiata. Tutto questo diventa un impegno gravoso-pericoloso da cui rifuggire. Si parla anche di sanità, di quella ai tempi di Molière, dove medici ciarlatani e intriganti, cercano di trasformare il protagonista da paziente in cliente, senza mai donargli la meritata guarigione e quella di oggi non sempre capace di esaudire le aspettative dei cittadini, spesso delusi dagli interventi di sanitari faciloni, impreparati e senza scrupoli. Molto aderente al testo originario, anche nei costumi, il malato immaginario di Solfrizzi, senza oltraggiare la sacralità del copione, si prende ogni tanto qualche licenza per rendere lo spettacolo esilarante e brillante al punto giusto. Affiancato da un divertente cast:  Lisa Galantini, Antonella Piccolo, Sergio Basile, Viviana Altieri, Cristiano Dessì, Pietro Casella, Cecilia D’Amico e Rosario Coppolino, Emilio Solfrizzi, riesce a trar fuori il meglio del suo talento, originalità e simpatia, coinvolgendo il pubblico di un teatro sold out, non solo per la prima , ma anche per le altre repliche fino al 13 marzo.

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