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D’Alema un nome una garanzia?

D’Alema un nome una garanzia?
L’ex Presidente del Consiglio, a marzo dello scorso anno, intervenne nel corso di una trattativa fra lo Stato ed un fornitore cinese. Si stava provvedendo ad acquistare 140 respiratori destinati agli ospedali laziali. Bastò l’ OK del leader Massimo per tranquillizzare il fornitore: “stia tranquillo, il mio paese onorerà l’impegno economico“.
Per carità, nessuno scandalo. Quante volte nella prima Repubblica si è fatto il nome del divino Giulio nel corso di acquisti di beni o servizi da parte dello Stato? Le perplessità sono altre. A distanza di un anno l’assessorato alla sanità della regione Lazio, si è accorto che quei respiratori non erano idonei in quanto incompatibili con le norme di sicurezza europea. Perché solo dopo un anno? Può essere che quei respiratori farlocchi abbiano potuto causare decessi evitabili? Infine c’è una considerazione del tutto paradossale: D’Alema si sarebbe preoccupato di garantire il fornitore cinese ma meno della salute degli italiani.
L’opus

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