5 mins read

Nel nome di San Nicola un appello alla libertà del popolo bielorusso Di Maria Caravella

 

Occasione dell’incontro della città di Bari con DIMITRIJ STROTSEV è stata la  presentazione della mostra documentaria intitolata “Per me vivere è Cristo” dedicata alla vita e l’opera del metropolita Antonij di Surož svoltasi a Bari nel  dicembre del 2017.  L’iniziativa allora  promossa dal Centro di Cultura Russa in Puglia e dalla Parrocchia di San Nicola il Taumaturgo del Patriarcato di Mosca a Bari; attraverso racconti, testimonianze, riproduzioni fotografiche aveva lo scopo  di far conoscere e approfondire l’esperienza religiosa e l’instancabile opera educativa di padre Antonij.  Molti i riferimenti alla profonda  esperienza religiosa del metropolita e alla sua  conversione spirituale che segnò definitivamente la sua vita e la sua fede. In particolar modo alle sue opere che sebbene abbiano subito la censura dovuta al sistematico anticlericalismo del regime sovietico, hanno tuttavia generato gioia e speranza in chi le leggeva e hanno riportato alla fede migliaia e migliaia di persone allontanatesi dalla Chiesa per l’educazione di stato che avevano ricevuto.  I contenuti della mostra hanno assunto un valore particolare nel contesto della città di Bari, crocevia da secoli di culture e di popoli provenienti dalle due sponde del Mediterraneo, “ponte” ideale e luogo di dialogo tra confessioni diverse accomunate dalla devozione al culto di San Nicola. Il  pubblico barese da allora  si è avvicinato ancor di più alla spiritualità e alla cultura del mondo ortodosso. Da allora  è accresciuta una confidenza e una stima reciproca tra persone di diverse confessioni.  In particolar modo si è compreso meglio l’importanza che per i Russi e per i Cristiani d’Oriente riveste la santità e la devozione di San Nicola e ci si è meglio resi conto delle profonde relazioni che legano le tradizioni e la mentalità del popolo barese ai popoli slavi. Pertanto in relazione a tutto ciò hanno  colpito molto  quegli avvenimenti che dopo le elezioni del 9 agosto in Bielorussia, hanno generato  un’inedita opposizione di massa ma anche  un cambiamento del paese. In questo movimento anche le Chiese sono presenti, in vari modi. I cattolici in prima linea. Come recita una citazione di Svetlana Aleksievic, giornalista e scrittrice, premio Nobel per la letteratura 2015: “Avrebbero potuto spazzar via la dittatura con la forza di 200.000 persone, ma non l’hanno fatto perché puntano sulla bellezza della libertà e della persona.’ Purtroppo è piombata quasi a ciel sereno la notizia che l’amico, poeta e scrittore bielorusso, Dmitrij Strocev è stato arrestato dalla polizia, in quanto aveva partecipato nei gironi precedenti, insieme a tanti connazionali, alle manifestazioni  di  dissenso sulle elezioni politiche. Il 21 ottobre 2020 Dmitrij Strocev ha smesso di rispondere al telefono in quanto, come è emerso il giorno successivo, era stato arrestato nei pressi di casa. Dmitrij che ha problemi al cuore è  stato  al centro di detenzione temporanea sulla via Okrestina, teatro di torture documentate nei confronti degli oppositori di Lukashenko. La comunità degli slavisti italiani, di scrittori e specialisti di culture slave e non solo, hanno espresso la propria preoccupazione per questa detenzione e il proprio totale dissenso per i metodi impiegati dalle forze dell’ordine bielorusse nei confronti dei manifestanti pacifici. il 22 ottobre Dmitrij Strocev è stato condannato in tribunalle a 15 giorni di arresto.  E’ una triste circostanza costatare la privazione della libertà personale, dei legami e degli affetti familiari che molti come  Dmitrij sono costretti a vivere. Ci è cara la persona di Dmitrij Strocev, perché molti di noi l’hanno conosciuto a Bari nell’ occasione della presentazione della mostra sul metropolita Antonj De Soruz di cui è figlio spirituale. In questo frangente numerose sono state le  sottoscrizioni e le petizioni promosse da amici e conoscenti anche a favore di altri perseguitati politici. Oltre a chiedere   di accompagnarli con la preghiera, perché siano sostenuti  in una situazione  così drammatica. Contemporaneamente, si rilancia la notizia, affinchè  non prevalga “la congiura del silenzio”. Si chiede l’immediata liberazione  e la cessazione di ogni tipo di persecuzione nei confronti  di tutti coloro che vengono ancora perseguitati. La forza della non violenza ha trascinato la nazione, e iniziato le proteste che continuano dal 10 agosto scorso, ininterrottamente, a Minsk e in tutte le città bielorusse; tutti ribadiscono pubblicamente la richiesta di nuove elezioni presidenziali, questa volta «vere».

Ci sono stati momenti, soprattutto nella capitale, in cui  la folla ha raggiunto e superato i trecentomila, e in quei casi la polizia ha avuto paura e non è potuta intervenire. In altri momenti i dimostranti erano qualche centinaio, e allora la polizia inseguiva, picchiava e portava via centinaia di dimostranti. Ci sono stati numerosissimi fermi, pestaggi, calci, umiliazioni. Si tratta di tutta una società che dall’alto in basso  si sta muovendo. Non sono interessate solo alcune categorie:  sono davvero tutti,  non vogliono rinunciare  ai propri  diritti legittimi, cioè quello di eleggere un presidente che meriti la fiducia del paese. La sparizione degli attivisti e gli arresti mirati sono diventati realtà quotidiana in Bielorussia:   vogliamo gridare al mondo che in piena Europa, nel 2020, non è possibile che un cittadino scompaia senza aver commesso un reato, senza spiegazioni né diritto alla tutela legale.

Per ulteriori approfondimenti consulta “La nuova Europa”:

1.Lettera ai cristiani bielorussi https://www.lanuovaeuropa.org/chiesa/2020/11/26/lettera-ai-cristiani-bielorussi/

2.In Bielorussia siamo andati oltre la protesta

https://www.lanuovaeuropa.org/societa/2020/10/14/in-bielorussia-siamo-andati-oltre-la-protesta/

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *