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Quell’11 settembre, Carlo Piero ed io…

Era un martedì pomeriggio ed eravamo particolarmente inguaiati di lavoro nell’ufficio stampa della Fiera del Levante di Bari. Mi telefonò Carlo Gagliardi, capo della redazione sportiva della Gazzetta del Mezzogiorno: “Mimmo, avete sentito…”. Chiamai Piero Insalata, era in pausa pranzo nell’ufficio accanto, insieme vedemmo quelle immagini che nessuno mai potrà dimenticare.
Né Carlo, né Piero, né io, avremmo potuto immaginare quanto stava per accadere. Nelle ore successive la Nato documentò che L’America, Stato appartenente all’Alleanza Atlantica, era stata attaccata nel proprio territorio da un Paese straniero. Per la prima volta nella Storia si invocò l’applicazione dell’articolo 5 del Patto Atlantico: via libera all’intervento militare degli alleati.
L’America non optò per l’autodifesa (articolo 51 ONU) ma ufficialmente non chiese mai l’aiuto degli altri paesi NATO. Furono i singoli Parlamenti, in modo del tutto autonomo, a decidere tempi e modalità di coinvolgimento a sostegno delle azioni militari degli Stati Uniti. Chi avrebbe potuto immaginare che saremmo rimasti vent’anni in Afghanistan, sacrificando vite umane e ingenti risorse economiche!?
Oggi è un’altra storia. Toccherà agli analisti raccontare e giudicare cosa abbiamo lasciato alle nostre spalle. Al cronista il compito di narrare e rendere noti i crimini che si stanno consumando in queste ore. Le donne, esposte al martirio ed escluse da ogni funzione sociale se non da quella naturale della procreazione. La fame: 93 famiglie afghane su 100, non hanno cibo e medicinali. La soppressione nel sangue di ogni forma di dissenso.
A che serve condannare gli errori degli Stati Uniti che peraltro non c’avevano neppure chiesto di intervenire. La nostra bella e opulenta Europa ancora una volta si sta distinguendo per la sua vergognosa irrilevanza.
L’opus

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